Il fisco inglese mette i calciatori nel mirino

Economia

Il fisco inglese mette i calciatori nel mirino

In un periodo di crisi, di cui non si riesce a vedere la fine, leggere sui giornali di persone che evadono il fisco, magari per somme ingentissime, non può che sollevare tanta e giustificata rabbia in chi vede i propri guadagni tassati sino all’ultimo euro, alla fonte. L’Italia è stata messa a rumore nelle settimane passate dal caso grottesco di una coppia veneta che era riuscita ad occultare le proprie ricchezze, derivanti dalla vendita di un terreno divenuto improvvisamente edificabile, tramite l’uso di scatole cinesi. In questo modo, 200 milioni di euro erano stati sottratti all’erario senza che fosse pagato un solo euro di tasse. Non solo, ma uno dei due evasori, risultava non aver pagato nulla al fisco nel periodo dal 1997 al 2008, mentre nei due anni seguenti, aveva dichiarato la stratosferica cifra di 4 e 5 euro.
Il problema degli evasori, è avvertito molto anche in Inghilterra, da dove arriva la notizia riguardante la decisione di dar luogo ad una task force di investigatori, che hanno il compito di indagare sui grandi contribuenti, quelli con reddito superiore ai 20 milioni di sterline l’anno (circa 23 milioni di euro). Questi investigatori sono ispettori del ministero delle Finanze britannico e tra coloro che sono stati sottoposti alle loro cure, ci sono le società della Premier League inglese, la massima serie, che si sono viste sottoporre un questionario con interrogativi sui benefici offerti ai giocatori, in particolare ai campioni inglesi più pagati.

L’obiettivo di questa indagine è scoprire se i “fringe benefits” concessi dalle società inglesi ai loro campioni, come l’uso di yacht e aerei privati, vacanze gratis, voli di prima classe, carte di credito aziendali, utilizzo di automobili aziendali, protezione da parte di guardie private, assicurazioni mediche e altri, siano da considerarsi come reddito in aggiunta al salario di base e ai premi partita. Se fosse così, infatti, diverrebbero tassabili al livello del 50 per cento, che è l’aliquota applicata nel Regno Unito a chi guadagna più di 150 mila sterline l’anno. Il perché di questa mossa, è presto detto: infatti, non si tratterebbe solo di qualche regalino una volta ogni tanto, ma di un vero e proprio sistema di benefici ad esclusivo vantaggio di lavoratori salariati che sono già multimilionari e che in questo modo fraudolento aggiungono altre entrate esentasse al loro considerevole appannaggio. Sin dalle prime mosse, sono emerse cose estremamente interessanti, come le vacanze di due settimane trascorse da Terry e dalla sua famiglia a bordo di uno degli yacht di Roman Abramovich, il miliardario russo che è proprietario del Chelsea.

Bisogna considerare che la Premier League, insieme alla Liga spagnola, è il torneo che paga meglio i calciatori e che la stragrande maggioranza delle società inglesi sono sepolte da una marea di debiti, che fa temere per la sopravvivenza di molte di esse. Insomma, quando è troppo è troppo, anche se c’è di mezzo l’amatissimo Wayne Rooney.

Waybe Rooney
Waybe Rooney

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