Il flop del GF e la crisi di rigetto dei reality

Gli appassionati, rimasti davvero in pochi, del genere si tengano bene stampato in mente il bel sorriso, e tutto il contorno, di Sabrina Mbarek: la 21enne romana di origini tunisine potrebbe essere infatti l’ultima vincitrice del Grande Fratello, il papà di tutti i reality show italiani che dopo dodici edizioni si ritira dalla scene. Almeno per il momento. Questa l’ufficializzazione dei vertici di Endemol (che non se la passa certo bene…) all’indomani dell’ennesimo deludente dato di ascolti (meno di quattro milioni di spettatori): neppure la finalissima ha attirato il pubblico davanti al televisore, né la controprogrammazione di Maria di Nazareth può essere ritenuta una scusa valida per una trasmissione che ha dovuto cambiare ben tre collocazioni settimanali senza mai trovare pace. Lo spunto deve servire come riflessione per meditare sul cambiamento del pubblico televisivo italiano: dodici anni dopo il delirio collettivo successivo alla prima edizione, tra riviste specializzate ed album di figurine, il crollo di gradimento fa impressione. D’altronde è impensabile che in dodici anni i gusti e le passioni di un popolo non si modifichino, ancor di più se in questi due lustri e mezzo ne sono successe di tutti i colori.

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Dall’escalation del terrorismo internazionale alle uccisioni di Saddam Hussein, Bin Laden e Gheddafi, dai casi di cronaca italiana (si pensi a quello di Eluana Englaro, che entrò proprio in rotta di collisione col GF portando all’addio di Mentana alle reti del Biscione) fino alle crisi di governo ed al conseguente svuotamento delle tasche degli italiani, che hanno rapidamente sostituito al proprio vocabolario i termini nominations e televoto con quelli di spread e, recentemente, esodati. Troppi avvenimenti per non far capire che anche il voyeurismo ha fatto il proprio tempo. Perché si fa presto a dire che in tempi di crisi gli italiani hanno voglia di svagarsi: ma andate a far capire agli utenti che per dire qualche parolaccia, piangere o amoreggiare all’interno di una casa si può arrivare a guadagnare quasi mezzo milione di euro. Al momento resistono solo i talent show, mentre per i reality, lenta ed inesorabile, è arrivata la crisi di rigetto cui nessuna casa produttrice ha sputo porre rimedio, dimostrandosi inutile il ricorso ai protagonisti delle passate edizioni, cui è ricorso tanto il GF che l’Isola dei Famosi.

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E poi perché alla fine devono sempre vincere i buoni, o quelli che piangono di più? Sabrina con la sua storia drammatica delle violenze subite dal padre ha commosso il pubblico ma se questo dev’essere un pretesto per vincere, allora si parli di tv verità e non di reality.

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Si pensi all’Isola, che chiuderà giovedì e che, pur facendo riscontrare ascolti superiori alle aspettative, è in continua picchiata anno dopo anno, e che si approssima anch’essa ad (almeno) un anno sabbatico.

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Da tempo tra i naufraghi vige una regola manichea: da una parte i buoni e gli incompresi, dall’altra gli egoisti ed ipocriti. Vincono sempre i primi, e con percentuali bulgare, ed i secondi escono puntualmente ridimensionati non solo come concorrenti ma pure come persone.

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Avanti di questo passo chi accetterà di partecipare a quello che rimane un gioco ma che rischia di screditare anche la vita di chi fatica ad adeguarsi? O semplicemente di chi non ha capito che recitare è sempre meglio che essere. Chi invece l’ha capito è stato il pubblico, che ad un reality preferisce ormai da tempo una cena con gli amici o la lettura di un buon libro. Anche la crisi ha il suo lato buono.

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