Il futuro delle capitalizzazioni aziendali. Proposte e processi di sviluppo del credito e del venture capital COMMENTA  

Il futuro delle capitalizzazioni aziendali. Proposte e processi di sviluppo del credito e del venture capital COMMENTA  

Sulla scia dei nuovi interventi del Governo in materia di Iva per cassa e cambiali finanziarie, interventi a sostegno del sistema della liquidità aziendale, diventa ora interessante ampliare la visuale su altri sistemi di finanza innovativa ed alternativa al sistema bancario, in modo particolare promuovendo sistematicamente nuovi fondi di Venture capital per sostenere la nascita e la crescita di Pmi con lo strumento dei fondi comuni di investimento e con agevolazioni fiscali sui proventi, incentivandone l’utilizzo da parte dei gestori. Proseguendo su questa logica e sulla spinta dei buoni propositi dell’azione di Governo, il moderno sistema consulenziale ha ora la possibilità di offrire un serio supporto alle imprese del territorio, in modo particolare con l’azione competente del singolo, ma soprattutto con le associazioni di categoria e d’impresa. Questo tipo di sostegno può rientrare in una logica nella quale si possono dotare le imprese, anche quelle meno strutturate, di strumenti di crescita finanziaria innovativi che assumono un ruolo di rilevante importanza strategica. Una proposta può essere la costituire una holding di partecipazione, che vede le imprese associate con banche del territorio, in una società a partecipazione mista di cui le imprese detengono la maggioranza: non è certo il primo esempio di tale partecipazione, ma nemmeno si tratta di un progetto così affermato e realizzato. Si tratterebbe di operare in un segmento di mercato finora abbastanza ignorato, cioè il Private equity alle piccole aziende. Il progetto potrebbe prevedere la partecipazione di imprese coinvolte in tutti i settori merceologici, adattandole poi al fatto che la sensibilità è verso le imprese tradizionali e con forte attaccamento al territorio. Per questo, la regola è che potrebbero partecipare ed usufruirne le imprese di capitali che hanno sede legale in un determinato territorio, presentando un proprio business plan e creando quindi diverse holding locali. I finanziamenti verrebbero richiesti principalmente per far crescere l’azienda, come per esempio l’acquisizione di partecipazioni in rami d’azienda, l’aumento di capitale, la creazione di poli industriali, sostenere le reti d’impresa, agevolare le patrimonializzazioni aziendali, gestire il passaggio generazionale, informare e trasmettere la conoscenza del valore della capitalizzazione intangibile delle imprese. Le imprese del territorio che si associano, incrementandone il capitale potranno beneficiare degli effetti di un buon investimento, con cedola annuale finale, né più né meno come quando si investe in Sicav o in azioni singole. Con la differenza, però, che chi vi investe sta sostenendo il proprio territorio, anzi, di più, investe su aziende della zona, con imprenditori che hanno nome e cognome e di cui si conoscono storie ed affidabilità. La proposta di promuovere nuovi fondi di Venture capital per la nascita e la crescita di Pmi con lo strumento dei fondi comuni di investimento è interessante proprio per alimentare la cultura dell’investire sul territorio in combinazione tra impresa, banche e, perché no, con enti pubblici. E’ fondamentale alimentare le iniziative e le proposte a favore di questo progetto; significa molto, perché questi sono organismi fatti da imprenditori che danno parere positivo ad un’iniziativa e che fanno poi seguire i fatti e che, inoltre, se decidono di investire del denaro, non si aspettano di fare investimenti a fondo perso, ma di averne un ritorno. A questo punto non si tratta più solo di proporre cambiali finanziarie, che già sono un buona risposta al bisogno delle aziende, ma di creare società finanziarie di partecipazione destinate a sostenere lo sviluppo del tessuto imprenditoriale locale e di quello delle imprese aderenti ad un’associazione imprenditoriale, in collaborazione con gli istituti di credito, che ha come finalità quella di mettere a disposizione delle imprese una fonte finanziaria diversa dal tradizionale credito bancario, alla quale poter attingere, sulla base di specifici criteri, per disporre della necessaria dotazione patrimoniale, per crescere e per sviluppare il business aziendale. Questo tipo di struttura potrà, allora, assumere partecipazioni dirette di minoranza nel capitale delle piccole e medie imprese, che spesso incontrano difficoltà nell’accedere al mercato dei capitali, attraverso una forma di sostegno che va oltre il normale credito d’esercizio, permettendo di implementare progetti di crescita a medio e lungo termine. L’esempio potrebbe essere un’iniziativa nell’ambito del “Private equity” che vede la compartecipazione del mondo industriale e di quello bancario e nella quale sono le imprese stesse ad avere la maggioranza dell’azionariato. Questo è anche un processo che capitalizza la capacità di intraprendere degli imprenditori nell’ambito di un progetto di lungo periodo ed i cui benefici andranno a vantaggio dell’economia dell’intero territorio. Infatti, l’obiettivo è rivolto al futuro: dare, cioè, un’opportunità in più a quelle imprese che hanno la capacità e la voglia di crescere. Questa è, allora, una vera rivoluzione culturale a cui le nostre aziende ancora non sono preparate, soprattutto le piccole, e compito del mondo consulenziale è quello di aiutarle a comprenderne il principio e dare loro maggiori opportunità di valutazione, in un mondo globale dove la competizione è altamente selettiva. Creare una compartecipazione locale che possa gestire interessanti piani di prestiti obbligazionari a condizioni vantaggiose riservate ai residenti del territorio, finanziare le imprese associate ed impegnate in nuovi investimenti, crescita occupazionale ed acquisto scorte, rappresenta una cura importante all’economia delle nostre comunità, sia in ambito di crescita economica che di sussidiarietà: dare, quindi, avvio ad iniziative che potremmo definire “dal territorio e per il territorio”, che si basano sul senso di appartenenza di una comunità che ha il coraggio di investire su se stessa. Questa proposta potrebbe allora portarci a fare esperienze finanziarie sul territorio ed a farci accettare una grande sfida, quella, cioè, di portare nelle aziende il capitale di rischio, con il significato di dare una risposta concreta alle difficoltà legate alla congiuntura economica e permettere alle nostre imprese di dotarsi delle risorse per affrontare il cambiamento e la ripresa economica. Le difficoltà di accesso al credito possono essere superate con un rilancio del rapporto banca-impresa e con un grande coinvolgimento dell’intero territorio. Il capitale territoriale è un valore: esprime precise esigenze e peculiarità, cui vanno indirizzati prodotti mirati e competenze concrete ed è nel territorio che vanno ricercate e consolidate partnership nell’interesse delle PMI, in collaborazione con associazioni e banche. E’ a questo spirito innovativo che l’attività tributaristica vuole ora guardare, allargando l’orizzonte offerto dalle novità fiscali e proponendosi all’impresa con proposte e soluzioni finanziarie all’avanguardia, per il progresso ed il benessere delle proprie comunità e dell’economia nazionale in generale.

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