Il genocidio degli zingari nei campi di sterminio COMMENTA  

Il genocidio degli zingari nei campi di sterminio COMMENTA  

In questi giorni del ricordo antifascista sembra doveroso evidenziare alcune realtà spesso dimenticate o poco documentate . Il nazismo ed i campi di concentramento evocano alla memoria la deportazione e lo sterminio degli ebrei, ma insieme ad essi vennero uccisi ebrei, comunisti e dissidenti di varia natura.


Lo studioso rom Ian Hankock ha  cercato di fare  luce sulla questione dei nomadi, spesso passata in cavalleria per chissà quale ragioni e di cui abbiamo scarse documentazioni. Il genocidio degli zingari ( distinti in Rom e Sinti)  è costato la vita a circa mezzo milione di persone, di cui solo una parte ha visto la morte nei lager, mentre la restante è stata eliminata in modo sommario nei territori occupati dai nazifascisti, eppure è stato ignorato a lungo e neppure menzionato durante il processo di Norimberga anche se la percentuale di vittime ( si ipotizza un 75%) non è inferiore a quella della Shoa degli ebrei, (sempre per motivi razziali).

Perché questo razzismo dentro il razzismo?

Sappiamo che nella Germania imperiale, come durante la Repubblica di Weimar, la questione degli zingari era stata affidata agli apparati di polizia locale. Essi avevano il compito di vigilare che gli zingari obbedissero alle regole imposte dal governo tedesco, quali: cessare la vita nomade, lavorare stabilmente, non sostare in determinati luoghi e possedere specifiche carte d’identificazione e permessi di soggiorno, concessi a un numero limitato di persone.


Questa legge, promulgata nel luglio del 1926, era stata pensataper fronteggiare zingari, vagabondi e oziosi” e prevedeva pesanti multe per le “orde”, di zingari ;inoltre, per chi aveva compiuto i sedici anni e non aveva un’ occupazione stabile, era previsto l’ internamento in campi di lavoro sino a due anni, prorogabili.


Allo stesso tempo durante la Repubblica democratica di Weimar, l’Ufficio centrale per la lotta alla piaga zingara intensificò i controlli di Rom e Sinti, arrivando a censire e schedare nel 1925 oltre 14.000 nominativi provenienti da tutta la Germania , con annessa identificazione digitale, (obbligatoria dal 1911 per tutti gli “zingari” residenti in Baviera).

I nazisti, come sappiamo, erano degli esperti amministrativi e precisi burocrati, pertanto adottarono questo sistema di catalogazione e lo potenziarono nel 1938, anno in cui l’ ufficio prese il nome di “in Centro del Reich per la lotta alla piaga degli zingari”,  quale branca della polizia criminale (Kripo).  Lo stesso anno vennero schedati   16743 zingari “razziali”, 4502 casi dubbi e 9640 nomadi non zingari. I nazisti poi condirono la loro politica-amministrativa con l’ideologia purista, che giustificò la catalogazione di Rom e Sinti sulla base della loro inferiorità genetica, inquinante e pericolosa per la purezza della “razza ariana”-

Il punto è che anche gli zingari provenivano dalle regioni indo-europee, proprio come gli ariani, allora si pose il problema di risolvere la contraddizione in qualche modo, così nel 1934 vennero istituiti in Germania dei centri di ricerca genetica e nel 1936 nacque, nell’ambito dell’ufficio della Sanità del Reich“il Centro di ricerche per l’igiene della razza e la biologia della popolazione”, diretto dal dott. Robert Ritter, psichiatra e neurologo nazista.

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 Ritter ,una volta terminati gli studi ,affermò che sebbene gli zingari fossero ariani, almeno alle origini, avevano “inquinato” il loro sangue a causa del nomadismo ( eppure nella maggior parte dei casi le persone delle tribù nomadi si accoppiano fra di loro). Stabilì pertanto che era necessario sterilizzare e radunare tali genti “infette” in campi mobili di lavoro.

Tali conclusioni portarono poi Hans Globke, caposervizio del Ministero dell’Interno del Terzo Reich, redattore e commentatore delle leggi razziali, a includere gli “zingari tra i non ariani (  come gli ebrei) , e adottò misure simili anche ai “meticci”, ovvero coloro i quali erano nati da coppie ariano-zingare o ariano-giudaiche.

Vennero immediatamente promulgate leggi e provvedimenti anti-zingari che abolivano ogni diritto nell’ambito matrimoniale, lavorativo, scolastico, abitativo e allo stesso tempo iniziarono le prime deportazioni. Nel 1936, 400 persone furono deportate e in occasione delle Olimpiadi di Berlino altri 600 zingari furono rinchiusi in un’ ex discarica adiacente a un cimitero, che in breve tempo di trasformò nel lager conosciuto come Marzahan.

Fu tra il 1937 e i 1938 che il processo di pulizia etnica s’intensificò ulteriormente, attraverso l’espulsione dalle case popolari e l’internamento nei “campi di abitazione”, fino a quando Himmler , il responsabile della “questione zingara” nel Reich emanò un decreto severo contro i nomadi che da quel momento vennero , sterilizzati, perseguitati e sterminati senza distinzione alcuna, fossero essi tedeschi o stranieri.

Nel 1944, all’interno dei campi di concentramento venne poi istituita una sezione speciale denominata Familienzigeunerlager, che era una sorta di ghetto interno allo stesso campo. Le condizioni di vita erano insostenibili e nessuno dei bambini nati durante la prigionia sopravvisse; eppure storica fu la rivolta degli zingari, i quali, armati di spranghe e pietre attaccarono i soldati delle SS ferendone e uccidendone diversi.

Si calcola che all’interno dello Zeugenerlager persero la vita circa 23 mila zingari; molti altri furono utilizzati per condurre atroci esperimenti medici, condotti dal dottor Mengele, volti a testare gli effetti di malattie mortali, la sopravvivenza in condizioni estreme, l’effetto di gas tossici, i metodi di sterilizzazione, le conseguenze della mutilazione sessuale.

Tristissima poi la condizione delle donne zingare, le quali essendo di derivazione ariana erano vittime sacrificali degli stupri nazisti, mentre era vietato avere rapporti sessuali con le donne ebree.

In Italia fino alla promulgazione delle leggi razziali fasciste del 1938, il problema degli zingari fu trattato come questione di ordine pubblico e non razziale, poi le cose cambiarono e si registrarono le prime retate su vasta scala con l’internamento di famiglie “zingare” in alcune località di Abruzzo, Calabria e Sardegna.

Nel 1940, quando l’Italia entrò in guerra, il ministero dell’Interno Bocchini dispose l’internamento di tutti gli “zingari” italiani, perché «commettono talvolta delitti gravi per natura intrinseca», e perchè ritenuti «capaci di esplicare attività antinazionale»; nel novembre successivo il razzista Guido Landra, in servizio presso il Minculpop, condannò possibili matrimoni tra gli italiani e «questi eterni randagi, privi in modo assoluto di senso morale».

Si calcola che circa seimila zingari siano stati rastrellati in Slovenia e Dalmazia e internati nei 40 campi di concentramento italiani, insieme a antifascisti, ebrei e slavi . Probabilmente morirono circa mille persone e un numero imprecisato venne  trasferiti nel campo austriaco di Leckenback, transitando per il famigerato campo di Gries a Bolzano.

Questi i fatti e da allora solo nel 1936 è stata riconosciuta ufficialmente dalla legislazione tedesca la violenza razziale contro i nomadi, con l’ammissione delle richieste d’indennizzo previste per le vittime del nazismo, dopo che una precedente sentenza della Corte federale di Cassazione aveva ritenuto che gli “zingari” fossero stati perseguitati per ragioni razziste solo a partire dal 1943.

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