Il giusto rapporto fisco e contribuente COMMENTA  

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Il valore civile del pagare le tasse ed il reciproco rispetto tra le parti

L’articolo 53, comma 1 della Costituzione sancisce che “tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della propria capacità contributiva”. L’obbligo di contribuire alle spese pubbliche rientra tra i doveri inderogabili, indipendentemente da quanto si riceve in cambio in termini di servizi pubblici. Gli elementi che esprimono capacità contributiva e che sono colpiti dalle leggi tributarie sono il reddito, il patrimonio e il consumo. L’accertamento tributario è il complesso degli atti dell’amministrazione finanziaria volti ad assicurare l’attuazione delle norme impositive. L’attività di accertamento da parte degli uffici finanziari ha carattere meramente eventuale, essendo prevista, nel nostro sistema, l’autoliquidazione dei tributi da parte del contribuente stesso, tramite l’istituto della dichiarazione. Gli uffici intervengono per rettificare le dichiarazioni risultate irregolari e nel caso di omessa presentazione delle stesse. L’amministrazione finanziaria ha il potere di modificare unilateralmente la posizione giuridica del contribuente con l’emissione di atti (in genere avvisi di accertamento o di rettifica), idonei a diventare definitivi se non tempestivamente impugnati dal contribuente; ha il potere di riesaminare l’atto, nonché modificarlo o annullarlo in presenza di vizi, anche dopo che esso sia diventato definitivo; ha il potere di ottenere l’esecuzione dell’atto anche senza l’intervento dell’autorità giudiziaria: gli atti non impugnati vengono infatti iscritti a ruolo, consentendo l’inizio della procedura di riscossione coattiva. L’attività degli uffici è limitata, perché non prende in esame situazioni quali le difficoltà finanziarie del debitore e l’incertezza delle disposizioni legislative. L’accertamento richiede l’interpretazione delle norme e ampi poteri istruttori. I problemi di interpretazione sono consueti, rilevanti e costituiscono materia di un contenzioso vastissimo. Gli organi accertatori sono obbligati a determinare l’effettiva capacità contributiva, utilizzando i poteri di cui dispongono, valutando e rielaborando criticamente tutti gli elementi di cui vengono in possesso. Le valutazioni, i controlli, le ispezioni e le indagini eseguite attraverso l’esame delle scritture contabili dagli organi di accertamento, molto spesso conducono a forme induttive e sintetiche di determinazione della capacità contributiva del soggetto passivo, che si basano su elementi e circostanze alquanto mutevoli, che rendono certamente non privo di lacune, incertezze ed inconvenienti, tutto il procedimento. La necessità di assicurare, da un lato all’amministrazione finanziaria il prelievo tributario e dall’altro al contribuente un’adeguata tutela, ha fatto sì che l’accertamento subisse negli anni profondi mutamenti. Il legislatore non ha mancato di tutelare e garantire sia il fisco sia il contribuente nel pieno rispetto del principio della capacità contributiva. Dal punto di vista di una maggiore tutela del cittadino, la legge n. 212/2000 “Lo Statuto del Contribuente” stabilisce l’esigenza di chiarezza, stabilità e di irretroattività delle disposizioni tributarie e rileva che il contribuente deve avere un’adeguata informazione delle stesse, prevedendo che debba essere la stessa amministrazione finanziaria a dover assumere idonee iniziative volte a consentire la completa e agevole conoscenza delle disposizioni legislative in materia tributaria, anche curando la predisposizione dei testi ed utilizzando i moderni strumenti di comunicazione elettronica. Lo Statuto giunge a disciplinare le modalità stesse di legiferare in materia fiscale, non in un’ottica conflittuale, bensì di collaborazione tra soggetto attivo e soggetto passivo dell’obbligazione tributaria. Nell’ambito delle disposizioni introdotte dallo Statuto dei diritti del contribuente, particolare rilevanza assume l’istituto dell’interpello. Ciascun contribuente può inoltrare per iscritto all’amministrazione finanziaria, che risponde entro centoventi giorni, circostanziate e specifiche istanze di interpello concernenti l’applicazione delle disposizioni tributarie a casi concreti, qualora vi siano obiettive condizioni di incertezza sulla corretta interpretazione delle disposizioni stesse. L’interpello risponde all’esigenza di tutela preventiva del contribuente, il quale si affida alla conoscenza della posizione del fisco circa la corretta interpretazione delle disposizioni tributarie applicabili al caso concreto. Per l’amministrazione finanziaria, l’esercizio dell’attività istruttoria deve svolgersi nel rispetto del principio di legalità, di imparzialità e di trasparenza. Solo la scelta di quali poteri istruttori utilizzare rientra nella sfera discrezionale degli organi verificatori. In conclusione, il giusto rapporto tra contribuente e Fisco dovrebbe basarsi sul rispetto delle norme, che devono essere considerate inderogabili in entrambe le posizioni. Pertanto, di fronte ad una controversia che vede contrapposti il fisco e il cittadino ciò che dovrebbe sempre prevalere è la certezza del diritto e non la paura che una sentenza, se favorevole al contribuente, potrebbe far crollare il gettito. Da parte del contribuente, è necessaria una maggiore considerazione delle istituzioni e la consapevolezza che l’adempimento all’obbligo di pagare le tasse è un dovere indiscutibile.

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