Il golpe in Egitto COMMENTA  

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Il periodo di malgoverno durato un anno dei Fratelli Musulmani di Mohammed Morsi in Egitto è stato interrotto dall’esercito egiziano, risultando in un’esultanza più o meno diffusa per tutto l’Egitto stesso.


Sembra che il golpe godesse del sostegno di un’ampia fetta del popolo egiziano sia laico che religioso (fatta eccezione per i Fratelli Musulmani). I nuovi leader militari del paese sembrano determinati al ripristino di un sistema di voto libero e democratico, forse imponendo il divieto di partecipazione agli stessi Fratelli Musulmani.


Chiaramente la reazione del consiglio amministrativo di Obama è stata di sorpresa e costernazione. Di norma il cambio di rotta di un paese del Medio Oriente, da un governo islamico a uno che se non altro intende aderire a finezze diplomatiche, sarebbe comunemente bene accolto dal governo americano. Ma il governo presieduto da Obama non è un governo comune. Ha sostenuto Morsi rispetto all’esser stato eletto in maniera democratica, nonostante non avesse poi governato allo stesso modo.


Come il sito d’informazione Hot Air suggerisce: il Consiglio e Parlamento americani dovranno muoversi con cautela in questo campo minato retorico e diplomatico. Secondo la legislatura americana infatti qualora un governo eletto su base democratica sia deposto da un colpo di stato, gli aiuti all’estero vanno sospesi. Persino i meno esperti che si sono però occupati di politica estera negli ultimi quattro anni si rendono conto che interrompere gli aiuti diretti al nuovo governo egiziano si tradurrebbe in un disastro di prim’ordine, sentenziando probabilmente il paese ad un crescendo di caos.

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E tuttavia non occorrerebbe preoccuparsi. Coloro che definiscono la guerra al terrorismo come un’ “operazione di contingenza all’estero”, potranno inventarsi un altro termine per riferirsi alla destituzione del governo Morsi, senza però usare la parola “contingenza”.

L’Egitto, divenuto ostile agli Stati Uniti grazie all’incompetenza del “potere intelligente” di Obama, ora avrà bisogno del sostegno americano È piuttosto probabile che la confraternita musulmana, come recita una poesia di Dylan Thomas, “non se ne andrà docile in quella buona notte”. Il che significa che una rivolta non sia da escludere nel futuro dell’Egitto, con tutto ciò che questo comporti. Obama deve trovare qualcuno, preferibilmente all’interno del Pentagono, che abbia rapporti amichevoli con la milizia egiziana e inviarlo il più urgentemente possibile al Cairo, dove cercare un modo per far funzionare i rapporti da qui in avanti.

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