Il Governo impugna la “Legge Harlem” COMMENTA  

Il Governo impugna la “Legge Harlem” COMMENTA  

Approvata lo scorso febbraio dal consiglio regionale della Lombardia, la così detta “legge Harlem” (perchè ispirata, secondo gli ideatori, ai provvedimenti che Rudolph Giuliani  attuò per  arrestare il degrado nel quartiere Newyorkese) è stata impugnata dal governo dinanzi alla Corte costituzionale. La disposizione, proposta e sostenuta dalla maggioranza Pdl-Lega, ha fra l’altro stabilito restrizioni alla concentrazione di negozi etnici, l’obbligo di parlare italiano (ed esporre le informazioni sulla merce nella stessa lingua) per i gestori di esercizi commerciali destinati alla vendita di alimenti, l’equiparazione dei centri massaggi orientali ai centri estetici, in modo da estendere gli stessi standard di qualità.



Secondo il governo ci sarebbero però requisiti di incostituzionalità, perché la legge ” contiene disposizioni restrittive in materia di esercizio di attività commerciali da parte di cittadini di Paesi non europei e dell’Unione Europea che contrastano con i principi comunitari e statali in materia di condizione giuridica degli stranieri, tutela della concorrenza e disciplina delle professioni con violazione dell’articolo 117, commi 1, 2, lett.

a e lett. e), e 3, della Costituzione, e in materia di rilascio e rinnovo delle concessioni del suolo pubblico per l’esercizio del commercio che contrastano con la normativa statale e comunitaria in materia di servizi con violazione degli art.

117, commi 1 e 2, lett. e), della Costituzione.”.

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