Il governo Monti pensa ad una riduzione del peso fiscale sui redditi più bassi COMMENTA  

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Mario Monti
Mario Monti

Chissà che Bossi non continui a strepitare in quanto ha capito che il governo Monti, quello dei professori, è un vero pericolo per la politicanteria all’italiana, quella degli annunci mai realizzati. A far venire questo dubbio è quanto si preannuncia sul fronte fiscae, dopo le tante parole al vento regalate soprattutto in campagna elettorale dai partiti. Partiti che, una volta finite le tornate elettorali, si sono sempre attenuti al famoso detto “Finita la festa, gabbato lo santo”, rimandando ad un tempo da definire quel calo della pressione fiscale puntualmente promesso. A partire da Silvio Berlusconi, con la sua ormai mitica campagna contrassegnata dal “Meno tasse per tutti”, diventata il bersaglio preferito per tutti i satirici d’Italia.

Adesso ci prova il governo Monti e magari, vista la quasi totale assenza di politici, potrebbe riuscirci davvero. La norma che potrebbe segnare una svolta sul fronte fiscale è quella che prevede l’obbligo di destinare ogni anno quanto recuperato dal contrasto all’evasione fiscale per la riduzione delle tasse.

Una norma rivoluzionaria, che potrebbe spuntare nella delega fiscale che il governo Monti si appresta a presentare. E aprire così, dopo rigore e crescita, la “fase tre”, quella dedicata all’equità.

Una fase che potrebbe risultare estremamente gradita ai contribuenti onesti che pagano le tasse e, in questi decenni, hanno consentito all’Italia di non franare  come un castello d carte sotto i colpi dell’evasione fiscale.

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Il tutto potrebbe portare frutti già entro l’anno per le feste natalizie, o più probabilmente nel 2013, quando parte delle risorse recuperate con una lotta sempre più intensa e visibile  all’evasione tornerebbe nelle tasche degli italiani, almeno di quelli più bisognosi e a basso reddito. Il governo sta studiando una norma di principio da inserire nella delega fiscale da 20 miliardi, eredità della manovra ferragostana di Tremonti. Accanto al riordino mirato di agevolazioni e detrazioni sostenuto dall’aumento dell’Iva a partire dal primo ottobre prossimo (due punti in più), l’ipotesi sul tavolo sarebbe quella di destinare almeno 10-15 miliardi alla riduzione del primo scaglione di Irpef dal 23 al 20%. Oppure di rimpolpare specifiche detrazioni per famiglie, lavoratori e pensionati. La condizione è però la riuscita di una politica fiscale volta a stroncare l’evasione. Che, mai come stavolta, troverebbe il consenso di quei cittadini ormai stufi di scudi e sanatorie a favore dei furbetti tanto cari al precedente governo.

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