Il “Grillo” che non c’è

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Il “Grillo” che non c’è

Giuseppe Grillo di Genova ha stregato tutti. Chapeau. Il simpatico Beppe può spararle su ognuno, essendo ascoltato e creduto: sarebbe sciocco quanto mai controproducente non farlo, visto gli sperperi vergognosi e gli scandali che negli ultimi periodi hanno visto protagonisti molti politici italiani. Beppe di Zena, può dire e fare tutto, qualsiasi cosa, come quei cantanti rock che durante il concerto urinano dal palco, creando solo compiacimento e mito, non moralizzandone il gesto. Lui probabilmente ha una autorizzazione non istituzionalizzata, per poter dare dello «zombie» al Presidente della Repubblica (prima carica istituzionale del nostro Paese), del «container di merda» a Giuliano Ferrara − l’aspetto fisico non dovrebbe mai essere soggetto a battute (N.d.r) − per non parlare di altri politici simpaticamente scherniti, da: «Gargamella» della bocciofila, amante del panico con salsiccia e di quelle maledette alleanze che non arrivavano mai, allo «Psiconano» doppiopettito uscito da qualche festino minorenne, sino al «Rigormontis» delle promesse scongelate, riscaldate e poi gettate, come faceva la nonna, contro le piastrelle per vedere se erano cotte.

Lui può, il Grillo parlante della politica può fare e dire ogni cosa: straordinario. Un mascalzone con il sorriso talmente simpatico da non potergli dire niente, figuriamoci accusarlo. Anche se c’è chi ha osato attaccarlo, citando alcuni piccoli scandali come quello dei viaggi turistici con la Valtur, beneficiando di un comodo 70% di sconto; oppure altre insinuazioni riguardanti i follow comprati su Twitter – si parla di circa 300 mila –. Cattiverie distillate?

Alcuni malpensanti, addirittura, si sono spinti nel dire che il suo blog (uno tra i più visti in Europa, che ospita tra l’altro giochi d’azzardo on-line: una volta scaricati hanno un costo di 5 euro a settimana ), riempia le saccocce a l’ex comico per i guadagni di click da 2 euro e 40 cent, la tariffa più cara. E che dire di quei conti e quelle aziende in Costa Rica amministrati dal suo autista, Walter Vezzoli, da sua cognata, Nadereh Tadjik e da un terzo personaggio di nome Enrico Cungi.

Conti…? Costa Rica…? Cungi…? Ma…[…]…un momento, ricapitoliamo: «Il buon predicatore della morale italica avrebbe come amministratore di molte società, in un paradiso fiscale, un ex indagato per narcotraffico, arrestato proprio in Costa Rica nel 1996 poi estradato in Italia e incarcerato a Rebibbia per tre mesi, a gestire svariate aziendine con depositi minimi su ognuna di 10 mila euro, e con un progetto che farà sorgere Ecofeudo: un resort extra lusso da 30 ettari da costruire sulle colline della baia Papagayo? Ah: quel Cungi?». Va beh, non importa, sicuramente Beppe non l’avrà certamente fatto in malafede, e che diamine.

Dopo queste debolezze umane comincio a pensare che: «Anche il più pulito di chi ha promesso di essere migliore di altri ha la rogna», e che sia semplice parlare da paladini sul pulpito della speranza popolare in un periodo tra i più difficoltosi del dopoguerra. Non è certo difficile, in questo malcontento dal sapore pre-rivoluzionario, urlare, inveire e promettere, per poi trascinarsi in un angolo per crepare con dignità, come fanno i gatti, portando con se la speranza di 8 milioni e mezzo di elettori.

Criticare chi ha commesso «un fattaccio» può essere legittimo, ma solo se poi si ha la possibilità di rimediare al danno, sennò tanto vale tacere. Sbraitare per invocare un’utopia va tanto di moda negli ultimi anni e fa figo, capperi se lo fa: è una rivolta democratica, civile e colta, e il geniale Beppino questo lo sapeva bene, è molto informato sul mondo mediatico e non è uno sprovveduto. Un piccolo errore però c’è stato: sottovalutare la politica e i suoi scaltri magnati. Strano che Casaleggio, l’uomo delle premonizioni ventennali sbalorditive, tutto questo non l’avesse previsto. Convincersi che ogni scelta fatta abbia avuto un fine strategico, nobile e dal gusto romanticamente rivoluzionario non è sempre la cosa migliore. Non è nemmeno facile ammettere la debolezza di un forte. Autoproclamarsi eroe nazionale per poi apparire vittima, non giustifica, ma diviene l’ovvietà dei mestieranti. Adesso che l’onda del cambiamento si è infranta sulla battigia della delusione, molti si staranno pentendo, o forse no, dal momento che l’elettorato non è stupido.

Alcuni dei fedelissimi, dopo le accuse rivoltegli, hanno preso le sue difese definendo questi scandali «cose banali»; addirittura è stato detto che Lady Gaga, su Twitter, ha 8 milioni di follow falsi, rispetto ai 300 mila del buon Beppe, quindi non ci sarebbe uno scandalo perché i vip si comportano così, dimenticando però che la signora Gaga non è leader del primo partito italiano (o movimento che dir si voglia), e lei di promesse non ne ha fatte, se non alla sua casa discografica, tanto meno non sta cercando un angolo per crepare con i suoi fans.

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