Il lavoro che non c’è: il caso del ragioniere “ladro”

Catania

Il lavoro che non c’è: il caso del ragioniere “ladro”

La realtà supera la fantasia. Il caso di un ragioniere di 52 anni, sorpreso a rubare perchè senza lavoro, avvenuto qualche giorno fa, ha aperto un dibattito che da tempo anima i pensieri di Catania. Così la vicenda di cronaca: S. M. le sue iniziali, ex contabile, ha 52 anni e sei mesi fa è stato licenziato da una ditta di Taormina per la quale prestava servizio da tempo. Per guadagnarsi del denaro, per mantenere la famiglia, a suo dire, ha tentato di rubare da un’auto la borsa a una donna che aveva appena effettuato un prelievo in banca. Il ragioniere appostatosi nelle vicinanze di un istituto di credito di viale Vittorio Veneto a Catania, ha tentato il colpo. La vittima ha reagito e all’intervento dei carabinieri, è stato immediatamente arrestato. Si è giustificato che è senza lavoro e che ha una famiglia da mantenere.
Oltre la notizia. Non tutti i disoccuppati rubano per vivere, il gesto è da condannare, ma ha aperto un dibattito sul futuro occupazionale per le nuove generazioni e per quanti un lavoro l’avevano fino a poco tempo fa.

Catania è una città a cui non manca nulla: sole, mare e “movida” notturna. A dire il vero qualcosa manca. Il lavoro, quale strumento di stabilità ed equilibrio psicologico, è uno dei grandi assenti della città etnea. Almeno per buona parte della città che vorrebbe andare oltre il semplice orrizzonte di un lavoro presso uno dei tanti centri commerciali [ma questa è un’altra storia]. C’è ne sono tanti di (ex) ragionieri, impiegati, uomini sulla cinquantina che hanno perso il tradizionale posto di lavaro ritrovandosi praticamente a terra senza paracadute. Il punto che quello che potrebbe essere una notizia qualunque, in una citta qualunque d’Italia, a Catania è uno dei tanti campanelli d’allarme che cominciano a suonare. Quanto alla disoccupazione giovanile, apriti cielo, Catania, ditiene tanti piccoli negativi record. A partire, dal numero di nullafacenti che al pari di Napoli, sono in maggioranza rispetto al resto della penisola.

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