Il “marmo”degli imperatori romani COMMENTA  

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Il mondo romano ha mostrato sempre un grande interesse per i materiali lapidei, impiegati non solo per l’edilizia e per finalità funzionali, ma anche per la realizzazione di magnifiche opere d’arte. La vastità dell’Impero permetteva un’ampia scelta di materiali: dai territori del continente africano, a quelli del Medio Oriente fino a quelli europei, la varietà disponibile era davvero incredibile.


Tra i lapidei prediletti vi era il porfido rosso antico, una roccia magmatica effusiva proveniente dall’Egitto, con precisione dal Mons Porphyrites, nel deserto orientale egiziano. La varietà più usata aveva pasta color rosso porpora, a grana finissima, e fenocristalli chiari. Si tratta di una roccia estremamente durevole nel tempo, molto resistente agli agenti atmosferici e molto difficile da scolpire, proprio per la sua durezza. La sua ostica lavorazione richiedeva l’abilità di maestranze specializzate: vi erano infatti lapicidi addetti alla lavorazione del porfido.


Con i Romani questo lapideo assunse un’importanza tale, che le cave di estrazione divennero di proprietà imperiale e l’uso del porfido venne limitato ad esclusivo utilizzo dell’imperatore e della sua famiglia. Questo limite giunse fino all’età bizantina. Oltre che per la sua eccezionale durevolezza, il porfido venne prediletto anche per la colorazione purpurea, colore associato alle opere di committenza imperiale. Perfino la stanza del futuro imperatore veniva rivestita di questo lapideo, per non parlare delle numerose statue e sarcofagi.  Nella basilica di Santa Sofia a Costantinopoli  la posizione dell’imperatore alle funzioni era segnalata proprio da un disco rosso di porfido.


 

Successivamente, in età medievale, il porfido rosso antico venne utilizzato soprattutto di spoglio, pratica che continua in età rinascimentale. Ancora oggi è possibile ammirare numerosi manufatti realizzati con questo magnifico lapideo, dalle eccezionali caratteristiche fisico – meccaniche, custode di un glorioso passato di cui ci tramanda le glorie.

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Nella foto sono immortalati i Tetrarchi scolpiti in porfido e conservati a Venezia, tra la basilica di San Marco e la Porta della Carta di Palazzo Ducale.

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