Il Mastro Ramaio… COMMENTA  

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Ci invitò a seguirlo, e fu ciò che facemmo. Ci fece entrare nel suo laboratorio e restammo esterrefatti non appena mettemmo il piede dentro: lui era un mastro ramaio.

C’erano piattini, tazze e sculture di rame appese a tutte le pareti, ed il sole che timido entrava, creava un riflesso sugli oggetti, tanto da restare ammaliati e rapiti dal luogo. 

Il mastro ramaio con finta indifferenza si sedette, prese i suoi attrezzi, appartenenti alla sua famiglia da molte generazioni, ci spiegò, e cominciò a tagliare, incidere, martellare.

il rame che, con quel suo rosso particolare, è da sempre un metallo molto richiesto. Gli oggetti in rame, oppure, in stagno, alluminio e ferro sono spesso splendide brocche, caraffe, anfore, caffettiere, oliere e padelle.

La decorazione è ridotta al minimo, sobria, ma smagliante, realizzata con qualche fiore stilizzato a rilievo, fatto con punzoni, o con la martellatura di migliaia di piccolissime facce, ottenute con un materiale particolare la cui superficie battente deve avere una levigatezza estrema.

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Dalle sue abili mani in poco tempi l’oggetto prende vita. L’artigianato sta scomparendo ormai, purtroppo, e quei pochi artigiani che ci restano, sono una risorsa importantissima per noi e per il nostro turismo. Non è molto comune vedere per strada una bottega artigianale ai giorni nostri e, quando capita, rende il tutto molto suggestivo. E’ un peccato che stiano scomparendo, ma l’esperienza che abbiamo avuto mi ha fatto pensare molto: non pensiamo mai a quanto stia cambiando il modo di produrre e vendere oggetti; ce ne accorgiamo solo quando vediamo una piccola bottega e viene da pensare che è triste che generazioni di artisti-artigiani siano spazzate via dal cosiddetto progresso. Le botteghe degli artigiani dovrebbero essere considerati un patrimonio dell’umanità !

Raimondo Rodia

 

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