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Marco Materazzi non è mai stato un personaggio facile, i tifosi dell’Inter lo amavano per il suo attaccamento alla maglia, per il suo rispetto dei colori, per la sua sincerità e schiettezza.


I tifosi delle altre squadre lo odiavano per il suo egocentrismo, per la sua irruenza a volte incontrollata.

Anche adesso che Marco ha smesso le scarpette bullonate non ha però rinunciato alle sue entrate a gamba tesa : “un calciatore che si vende una partita o è scemo o è malato”.


E’ difficile però dargli torto, come si può pensare che dei ragazzi strapagati, invidiati, idolatrati possano vendere delle partite ?

Per quale motivo poi ? Gillet, portiere quest’anno al Bologna, l’anno scorso al Bari, ha dichiarato che alcuni tifosi (???) del Bari avevano minacciato fisicamente i giocatori del Bari per imporre determinati risultati.


Ma poi ? Quanti sono i giocatori che per poche migliaia di euro hanno venduto partite, ma soprattutto hanno calpestato la loro dignità di uomini e l’innocenza dei tifosi.

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Tifosi che magari fanno sacrifici immani per seguire la loro squadra del cuore, in casa ma soprattutto in trasferta, tifosi che vanno allo stadio per esultare per un gol oppure per una parata, o per incitare i loro beniamini.

Tifosi che si ritrovano ora scorati e increduli davanti alla televisione ad ascoltare le squalifiche inferte alla loro squadra, solo perché un tesserato, addirittura Doni, un idolo della città di Bergamo e capitano dell’Atalanta, ha tradito vergognosamente la fiducia che tutti avevano riposto in lui.

 

Cereda Stefano

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Laureato in Scienze Storiche all'Università Statale di Milano, relatore in un convegno patrocinato dalla Provincia di Lecco sui 150 anni dell'Unità d'Italia, per il medesimo convegno autore di un saggio sul Risorgimento.

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