Il Ministro della Difesa, Di Paola, continua a difendere l’assurdo investimento sugli F35

Economia

Il Ministro della Difesa, Di Paola, continua a difendere l’assurdo investimento sugli F35

Il Ministro della Difesa Di Paola
Il Ministro della Difesa Di Paola

Sembra incredibile che in un momento in cui si chiedono sacrifici a pensionati e lavoratori a basso reddito, il nostro paese si accinga a spendere oltre 15 miliardi di euro per dei cacciabombardieri che, al massimo, servono ai mostri generali per giocare ai soldatini, stante la assoluta proibizione sancita dalla Costituzione di partecipare a guerre. Poichè stiamo parlando di armi che non possono certo essere usate nelle missioni di pace, cioè per azioni di peacekeeping che consistono nel frapporsi fra forze belligeranti, è del tutto chiaro che gli F35 serviranno solo a buttare miliardi e miliardi di euro che potrebbero invece essere usati per altre e più necessarie cose, come ad esempio quegli ammortizzatori sociali che potrebbero rilanciare i consumi nel nostro paese. In una puntata della trasmissione di Lucia Annunziata, andata oggi in onda su RAI 3, il Ministro della Difesa Di Paola ha infatti detto che il programma in questione potrebbe subire un ridimensionamento, ma andrà comunque avanti: “Il programma è complesso, richiede anni ed ha difficoltà, come tutti quelli di questo tipo.

E’ sotto esame, ma ci sono tutti i segni per comprendere che andrà avanti ed a breve avrete conferma di ciò”. Lo stesso Di Paola, aveva già difeso il programma in un question time alla Camera, quando aveva affermato che esso darà lavoro a circa 10.000 persone, ma per le associazioni che si battono contro gli F35 era stato sin troppo facile ricordare uno studio americano in base al quale un miliardo di dollari stanziati negli armamenti fornisce lavoro a 11.000 persone contro le oltre 20.000 che potrebbero ricavarlo se la stessa cifra fosse investita in energie rinnovabili. Insomma, quello sugli F35 sembra proprio un investimento a perdere, oltre che discutibile per un paese indebitato come il nostro. Ricordiamo infine, che qualora l’Italia si ritirasse dal programma, non ci sarebbero da pagare penalità, come affermato da alcuni studi condotti sull’affare in questione.

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