Il mito di Attis e la Pasqua – Prima Parte: Cibele

Storia

Il mito di Attis e la Pasqua – Prima Parte: Cibele

In tutta l’Anatolia era venerata come LA dea, simbolo stesso della natura, la Grande Madre di tutti gli dei e del mondo, degli animali come degli uomini, concepiti senza partecipazione maschile, rimanendo quindi vergine inviolata. Il nome con cui venne conosciuta nel mondo greco-romano, Cibele, era più un soprannome (dal frigio Kubile) derivato da uno dei suoi maggiori centri di culto, in quanto essendo la dea per eccellenza non aveva bisogno di un nome personale. Solitamente raffigurata su un trono attorniata da due leoni, si voleva caduta dal cielo sotto forma di pietra nera, probabilmente un meteorite, conservata in seguito nel suo tempio più importante, quello di Pessinunte, città frigia, secondo la leggenda capitale del regno di re Mida. Quando nella zona si fece più consistente la presenza greca, che le diedero il nome di Megale (la grande), venne associata nel pantheon ellenico di volta in volta a Rea o a Gea.

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*


Leggi anche

Loading...