Il mondo dei lambruschi COMMENTA  

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Nell’antica Roma l’uva labrusca era il nome della vitis vitifera sylvestris, ovvero dell’uva selvatica derivata dalle “brusche”, da cui si otteneva una specie di vino molto grossolano e non sempre piacevole; molti secoli dopo prima il bolognese Pier Crescenzi, poi il marchigiano Andrea Bacci, riportano l’attenzione su uve selvatiche chiamate lambrusche, coltivate soprattutto nel territorio fra Modena e Reggio Emilia.
Oggigiorno il vino Lambrusco è uno dei vini rossi più diffusi e bevuti al mondo anche se la quasi totalità viene ancora prodotta nel Modenese e nel Reggiano, leggero, frizzante e con pochi tannini, spesso amabile e da bere giovane, si sposa in maniera sublime con i piatti della tradizione emiliana, ma attenzione di lambrusco non ce n’è solo uno!
 
Diffuso solo nella provincia di Modena è il Lambrusco di Sorbara, con un’etimologia che ricorda il verbo latino “sorbere”, ossia bere a piccoli sorsi, che possiede effettivamente una grande bevibilità; anche quello di Grasparossa  viene prodotto solo in provincia di Modena, solitamente rosso porpora tendente al rubino è il più colorato di tutti, il cui nome deriverebbe da “graspo rosso”. Il lambrusco Maestri e quello Marani vengono coltivati principalmente nel reggiano e in provincia di Parma, e, a differenza delle due tipologie precedenti, giungono in bottiglia in uvaggio e quasi mai singolarmente.
Il Salamino prende il nome dalla forma del grappolo, che richiama appunto un tipico insaccato, da’  vini molto colorati e fruttati e si coltiva anche questo solamente nel modenese.

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