Il mondo del Pinot Noir COMMENTA  

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“Borgogna nero”, “Blauburgunder” e “Klevner” sono solo alcuni dei molti sinonimi con cui ci si rifersice al vitigno Pinot Noir, che nella sua versione fine, meno produttiva e non da spumantizzazione, regala vini rossi eccezionali, fra i più complessi e strutturati al mondo.
Non facile da coltivare e molto delicato, raggiunge livelli quasi immortali in Borgogna, nella Francia centrale, soprattutto nella zona della Cote d’Or, tra Digione e Cagny, dove le vigne crescono lungo pendii ricchi di minerali, gesso, argilla e sabbia, e dove il clima è perfetto per le esigenze del vitigno, ovvero continentale con forti escursioni termiche, e dove l’esposizione al sole non è eccessiva. 
 
Un vitigno difficile ed esigente, ma nonostante questo è molto coltivato anche al di fuori della Borgogna, tuttavia sono poche le zone in cui si producono Pinot Noir di buona qualità.

In Italia se ne producono di ottimi in Alto Adige, dove la latitudine è la stessa della Borgogna, il clima è decisamente fresco e ci sono buone escursioni termiche.

In Nuova Zelanda la produzione di Pinot Noir raggiunge risultati pregevoli soprattutto a sud dell’isola, in zone come Nelson, Canterbury e Otago, dove, se ancora non si è raggiunta la complessità dei vini francesi, si è davvero vicini all’eleganza.
 
In Europa si ottengono buoni risultati dal Pinot Noir anche in Germania, Austria e Svizzera, mentre negli altri continenti sono in netto miglioramento in California le zone di Sonoma e Carneros e in Australia la Yarra Valley e la Tasmania.
 

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