Il nuovo piano energetico inglese un rischio per l’economia britannica

Nucleare

Il nuovo piano energetico inglese un rischio per l’economia britannica

Serve maggiore velocità nell’approvare la costruzione di nuove centrali, per recuperare i ritardi del passato, afferma studio britannico

atomicclockI ritardi accumulati nel passato nel campo dell’energia nucleare potrebbero avere effetti negativi sullo stato dell’economia britannica e sulla  effettiva capacità della nuova politica energetica del governo di Londra, più favorevole all’energia nucleare rispetto agli ultimi decenni, di spingere e stimolare la ripresa economica. La risposta potrebbe essere velocizzare i processi di concessione delle licenze e la diminuzione del carico burocratico del settore.

E’ quanto risulta da un report (The Atomic Clock: How the Coalition is gambling with Britain’s energy policy) rilasciato dallo UK Centre for Policy Studies, che si spinge fino a disegnare uno scenario in cui la nuova strategia di sostegno al nucleare avviata dal governo inglese potrebbe addirittura rivelarsi negativa per l’economia del Regno Unito.

L’autore della ricerca, l’analista politico e dell’energia Tony Lodge, nel report spiega che “E’ ormai comunemente accettato che gli obiettivi di diminuzione delle emissioni di carbonio e dell’aumento della sicurezza energetica possono essere raggiunto più facilmente se si sostengono gli investimenti nel campo del nucleare”.

Il punto critico, però, sempre secondo Lodge, è che “a causa dei ritardi nel sostenere la costruzione di nuove centrali nel passato, la strada per raggiungere questi obiettivi è allo stesso tempo una sfida per i consumatori ed un potenziale rischio per l’economia dello UK, in particolare per l’industria ad alta intensità energetica”.

Il prezzo di questo ritardo potrebbe ricadere, secondo l’analista autore del report, sulle famiglie britanniche: Lodge vede ben un terzo degli inglesi a rischio di ‘povertà energetica’, ovvero della difficoltà di procurarsi le risorse di energia necessarie per la normale conduzione di un’abitazione e di una famiglia, entro il 2030, se il governo inglese non prenderà al più presto le misure necessarie per stimolare la costruzione di nuove centrali, alleggerendo i carichi burocratici e di regolamentazione che hanno rallentato il settore in tutti questi anni.

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