Il padre mai esistito

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Il padre mai esistito

«Pasquale Iacovone (40), nel nome del popolo di chi ama i propri figli noi, il popolo delle madri, dei padri, dei nonni, degli zii e di tutti quelli che amano la vita, ti dichiariamo colpevole di non aver dato speranze ai tuoi figli». Sarebbero queste le parole espresse da un tribunale popolare, fatto da gente comune di ogni giorno, da chi di legge non sa nulla, non presieduto solo da giudici, pm, difensori e parte civile. Una condanna a un uomo, che privato della pietà paterna, ha fatto esplodere casa bruciando i due figli. Questo atroce fatto è successo oggi (ieri n.d.r) a Ono San Pietro, Vallecamonica -Bs-. Purtroppo non sono le numerose denunce per stalking fatte dall’ex moglie a far parlare di questo assurdo crimine, ma le ricorrenti minacce: «Te li ammazzo» (riferito ai figli). Così probabilmente ha mantenuto quella promessa dette tante, troppe volte, e stamattina il suo appartamento ha preso fuoco (da appurarne ancora la causa) con dentro i due bimbi: Davide 9 anni e Andrea di 12, colpevoli solo di essersi fidati di un padre accecato dalla vergogna di un rifiuto.

Un delitto annunciato, dopo le 12 querele a suo carico – da parte della madre delle due vittime –, di centinaia di sms – agli atti − e delle numerose testimonianze, dette e ridette, di chi assisteva a quei copioni ormai ritualizzati.

Una duplice morte che probabilmente si sarebbe potuta evitare, se solo la legge avesse fatto il suo corso con obiettività e logica, senza tante formalità di rito e cavilli burocratici della stessa utilità di un ministro senza portafoglio. Una storia che dal 2010 sembrava non finire più, tra litigi, botte e quelle parole dette nel nome di un orgoglio frustrato dalla sconfitta: «Ammazzo tua madre, così soffri, poi ammazzo te e infine rapisco i bambini e li uccido». Pasquale ha amato solo la sua vendetta, non i suoi figli, lasciando due corpicini carbonizzati senza un volto: l’ultimo saluto sarà dato a delle foto sopra le loro bare.

Adesso qualcuno giustificherà il fatto dicendo «Era disturbato e non sapeva quello che faceva», ma non tutti i crimini sono compiuti da persone disturbate, e non a tutti dobbiamo obbligatoriamente trovare delle motivazioni per ammorbidire la nostra rabbia, comprendendo e perdonando solo per sentirci colti e umanamente tolleranti.

Altri invece gireranno la testa, sostenendo di avere agito avvallati da una legge troppo spesso lenta e timorosa, la quale in due anni non è riuscita ad allontanare un uomo violento dalla sua ex famiglia. Una crescente tensione sfociata in dramma, nel frattempo la giustizia, non quella “giusta”, dimenticherà i due fratellini orfani di un padre mai esistito. Tutto sembra impantanarsi quando si tratta di presunti reati, nel frattempo una negligenza (o un omicidio) del costo di una tanica di benzina ci ha rinnegato l’ennesima speranza di essere ascoltati, non capiti.

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