Il Papa saluta l’Africa nello stadio di Bangui: ‘Basta violenza in nome di Dio’

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Il Papa saluta l’Africa nello stadio di Bangui: ‘Basta violenza in nome di Dio’

Dalla Moschea di Koundokou a Bangui, si leva la voce del Papa che inneggia alla pace: ‘Restiamo uniti perché cessi ogni azione che da una parte o dall’altra sfigura il volto di Dio e ha in fondo lo scopo di difendere con ogni mezzo interessi particolari, a scapito del bene comune‘. Parole più attuali che mai quelle pronunciate dal pontefice ormai giunto all’ultima tappa della sua visita in Africa, che è culminata nell’apertura della porta della cattedrale di Bangui, che ha inaugurato il Giubileo della Misericordia, voluto proprio da Papa Francesco.

‘Insieme diciamo no a odio, violenza, vendetta, in particolare quella in nome di una fede o di un Dio’ è la frase ad effetto pronunciata da Bergoglio, con la quale il mondo cristiano ha teso la mano al quello musulmano, per ridare una speranza di pace e di riconciliazione, in un lembo del pianeta dove cristiani e musulmani si fronteggiano da 30 anni in una lotta fratricida che sembra non conoscere fine.

Nella messa conclusiva celebrata a Bangui, prima di fare ritorno a Roma, il Papa ha voluto lanciare l’ultimo messaggio, affinchè la sua visita possa dare vita ad un nuovo corso nella convivenza tra islam e religione cristiana nella Repubblica Centrafricana: ‘Voglio rendere grazie – ha dichiarato il pontefice nella sua omelia – con voi al Signore di misericordia per tutto quello che vi ha concesso di compiere di bello, di generoso, di coraggioso, nelle vostre famiglie e nelle vostre comunità, durante gli eventi accaduti nel vostro Paese da molti anni‘.

La messa, che si celebra allo stadio Boganda di Bangui, ha visto la partecipazione di 25 mila persone, con una presenza ricca di fedeli anche all’esterno della struttura. Monsignor Nzapalainga, il vescovo locale, ha voluto manifestare la propria gratitudine per la venuta del Papa: ‘ La sua visita apostolica – ha detto il vescovo – segna certamente l’inizio di una nuova era per tutto il popolo centrafricano. A dispetto della crisi militare-politica, con i suoi corollari di assassinii, di distruzione e di vandalismo, la sua sollecitudine pastorale è per noi un segno di speranza’.

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