Il Pd cuneese sul welfare e sui tagli al sociale COMMENTA  

Il Pd cuneese sul welfare e sui tagli al sociale COMMENTA  

L’Assemblea provinciale del Pd cuneese ha approvato un documento sullo scottante problema del riordino del Welfare e sui tagli al sociale approvati in Italia e nel Piemonte; il testo approvato a larghissima maggioranza è il seguente: “Le funzioni socio assistenziali di titolarità dei Comuni nella Regione Piemonte sono in massima
parte gestite tramite Consorzi.

La Legge regionale n. 1 nel 2004 individua infatti nella gestione associata, ed in particolare in quella consortile, la forma idonea a garantire l’efficacia e l’efficienza degli interventi e dei servizi sociali di competenza dei Comuni.

In Piemonte si sono così costituiti nel tempo 42 Consorzi socio-assistenziali.
Questi enti hanno permesso alle amministrazioni locali una buona e omogenea gestione sul territorio di servizi socio-assistenziali importanti rivolti a diverse fasce di popolazione: anziani, disabili, minori, famiglie, adulti in difficoltà.

Nel tempo si sono consolidati sistemi di programmazione integrata in materia socio sanitaria e
con le “altre” politiche rivolte ad erogare servizi alla persona (casa, lavoro, istruzione, mobilità, ambiente, ecc.) anche grazie alla programmazione territoriale (Piani di Zona e Peps).
Questo ha permesso l’erogazione di una serie di servizi di qualità al cittadino, non solo nelle zone di pianura ma anche in quelle collinari e di montagna (tipiche del nostro territorio cuneese), con un buon investimento di risorse professionali per fronteggiare si le emergenze, ma anche per sostenere interventi di prevenzione e promozione sulle comunità locali.

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Negli ultimi anni le richieste ai servizi sociali sono notevolmente aumentate e, solo nella nostra Provincia, seppur territorio ricco rispetto a altre zone d’Italia, sono il 10% circa i cittadini residenti che si rivolgono al Comune o al Consorzio socio-assistenziale. Dato peraltro in costante e preoccupante crescita.
Le ragioni possono essere individuate nell’invecchiamento della popolazione (in Piemonte risiedono circa 174 ultra sessantacinquenni ogni 100 giovani sotto i 15 anni, contro un indice nazionale di 145 ogni 100), nella maggiore conoscenza ed informazione sull’offerta dei servizi da parte dei cittadini, nel miglioramento delle modalità di accesso. Ma la principale causa dell’aumento dei bisogni sono le nuove povertà determinate dalla crisi.
Secondo l’ultimo rapporto Caritas (ottobre 2011) su povertà ed esclusione sociale in Italia relativo al 2010, nel nostro Paese si trovano in condizione di povertà 8 milioni e 272 mila persone, pari al 13,8% della popolazione.
Le Caritas diocesane denunciano un progressivo aumento di persone che si presentano ai propri Centri di Ascolto, con una crescita negli ultimi 4 anni (2007-2010) del 19,8%. Al primo posto figurano sempre i problemi di povertà economica, seguiti da quelli di occupazione, abitativi e familiari. I cosiddetti “nuovi poveri” (persone che risiedono in dimora stabile, sono in possesso di un lavoro e vivono all’interno di un nucleo familiare) sono aumentati del 14% in quattro anni.
Altro dato preoccupante riguarda la quota di persone a rischio povertà: già a maggio 2011, l’Annuario statistico dell’Istat aveva evidenziato che 1 italiano su 4, precisamente il 24,7% è a rischio povertà, dato che pone gli italiani in una situazione di maggior rischio, rispetto alla media UE, di finire nell’area della deprivazione.
Assistiamo inoltre all’incremento delle problematiche che interessano trasversalmente tutte le classi sociali, ad esempio quelle relative al disagio minorile ed alle difficoltà legate al ruolo genitoriale o quelle per le quali l’Autorità Giudiziaria richiede un tempestivo intervento.
Queste fragilità richiedono azioni immediate ed efficaci per tentare di rimuovere le difficoltà che,
diversamente, possono trasformarsi in stato di disagio conclamato, successivamente sempre più
difficile da contenere: ne sono un esempio concreto le sempre più numerose richieste rivolte direttamente agli assessori competenti e ai Sindaci, che vengono così messi in crisi per mancanza di risposte adeguate.
Per intervenire sono necessarie risorse economiche da “trasformare” in interventi multiprofessionali, luoghi e servizi in grado di accogliere e prendere in carico le varie difficoltà.
Di fronte a questa situazione di crescente difficoltà, quando tutte le risorse e le energie dovrebbero essere investite per fronteggiare la situazione di crisi che il Paese sta attraversando, le politiche e le funzioni socio-assistenziali vengono messe a repentaglio da:
1) una grave contrazione delle risorse economiche destinate alle politiche sociali che impone
una drastica riduzione dei servizi e degli interventi;
2) l’instabilità istituzionale, per il territorio piemontese, conseguente alla soppressione dei
Consorzi di funzioni.
1) Le manovre correttive di aggiustamento dei conti pubblici varate dal Governo Berlusconi hanno inciso fortemente su importanti componenti della spesa socio-assistenziale.
A partire dal 2008, infatti, il Fondo nazionale per le politiche sociali è stato drasticamente ridotto, con una riduzione complessiva di due miliardi di euro di risorse dedicate nel 2011 rispetto al 2008 (-79%), e di quasi un miliardo in meno rispetto al 2010 (-63,4%). E le previsioni per il 2012 e il 2013 evidenziano un’ulteriore stretta, con il totale dei fondi sociali che sarà ridotto di un’altra metà, fino a toccare appena quota 271 milioni di Euro. Alcuni Fondi, come quello per le non autosufficienze o l’inclusione degli immigrati, sono stati cancellati, altri, come quelli delle politiche per la famiglia, per i giovani o per il sostegno alla locazione, sono stati ridotti drasticamente.
Anche i tagli dei trasferimenti generali ai comuni (DL 78/2010), a cui si aggiungono le limitazioni imposte dal Patto di stabilità, avranno nei prossimi anni riflessi pesanti sull’offerta dei servizi assistenziali da parte dei comuni.
La parte di Fondo destinata alle regioni, e quindi alle politiche sociali attuate a livello locale è costantemente diminuita, passando da 929,3 milioni del 2008 a 435,3 milioni del 2010 e a 274 milioni per il 2011 (-36% rispetto allo scorso anno), con la prospettiva di un sostanziale azzeramento futuro (69/70 milioni nel 2012, 44/45 nel 2013).
La Regione Piemonte non ha ripristinato nemmeno parzialmente le risorse che sono venute meno dallo Stato con un taglio sul 2011 di 24 milioni di euro. La bozza di bilancio di previsione 2012 della Regione Piemonte prevede uno stanziamento di risorse per le politiche sociali ridotto del 50% rispetto all’anno precedente. Se questo dato venisse confermato sarebbe compromesso l’intero sistema dei servizi e degli interventi socio-assistenziali.
Gli Enti Gestori, alla luce di queste prime informazioni, hanno ipotizzato (per essere in grado, a loro volta, di predisporre il bilancio 2012), gravi provvedimenti che prevedono la soppressione di alcuni servizi e la riduzione di altri.
I tagli riguarderanno pesantemente i servizi territoriali che operano nel campo della prevenzione e del sostegno alla popolazione adulta, i centri per le famiglie, le ludoteche, l’educativa e l’assistenza economica.
Verranno ridotti inevitabilmente i servizi complementari dei centri diurni per disabili, i servizi
domiciliari ed educativi.
In alcuni casi si prevedono chiusure di strutture a gestione diretta.
Oltre alla preoccupazione per il crollo del welfare locale si teme anche per la seria ricaduta occupazionale che tali scelte comportano. I lavoratori a tempo determinato, a progetto, i soci e i dipendenti di cooperative sono oggi a rischio disoccupazione. Chi oggi opera in questi settori ha delle qualifiche specifiche. Ci sono infatti Facoltà e corsi destinati alla formazione di educatori , di assistenti sociali e di personale da impiegare in ambito socio-sanitario. Giovani che studiano per anni e che rischiano ora di non trovare uno sbocco lavorativo al proprio percorso personale. Seppur riconoscendo l’importante ruolo che quotidianamente svolge il volontariato non possiamo permetterci di perdere capacità e professionalità specifiche in un settore così delicato.
I Comuni, in questo contesto, sono consapevoli dell’importanza del sistema degli interventi e dei
servizi sociali e sono anche molto consapevoli del rischio che corre la coesione sociale a fronte di un disagio così in forte aumento e al quale, da parte delle forze politiche al Governo nazionale fino a pochi mesi fa e ancora oggi alla guida della Regione, non si vuole dare risposta. Si sono pertanto impegnati ad individuare risorse per sopperire ai mancati trasferimenti nazionali e regionali, ma non sono in grado di farvi fronte completamente.
Molti Sindaci sono scesi in piazza di fianco ai Consorzi del Piemonte manifestando a Torino il 13 settembre 2011 a sostegno del welfare piemontese, contro i tagli e anche per chiedere alla Regione Piemonte il rispetto della Legge Regionale 1 del 2004, che stabilisce che le risorse regionali destinate al sistema dei servizi devono essere almeno pari a quelle dell’anno precedente.
Alcuni Comuni ed alcuni Enti Gestori hanno addirittura ritenuto di adire le vie giudiziarie contro
i provvedimenti regionali .
2) Oltre alle mancate risorse si aggiunge l’ incertezza sul futuro dei Consorzi stessi. La Legge Finanziaria 2010 ha disposto la soppressione dei Consorzi di funzioni con la finalità di contenere la spesa pubblica e di ridurre i costi della politica;
in realtà il D.L.n.78/2010 convertito in Legge 122/2010, aveva già abolito le indennità di carica per gli amministratori ed i gettoni di presenza per i componenti delle Assemblee consortili: i costi della politica dei Consorzi ad oggi sono pertanto azzerati e le spese amministrative ridotte al minimo necessario.
Se la prevista soppressione dei Consorzi non può generare delle economie di spesa, la creazione di
un nuovo Ente, per contro, richiede necessariamente un investimento di risorse economiche (dalla
stesura dello Statuto agli adempimenti burocratici, previdenziali, fiscali…).
Come Partito Democratico e come cittadini utenti (diretti e indiretti) ci domandiamo allora perchè smantellare ciò che funziona e che oggi non ha costi inutili, in un momento
in cui tutte le risorse e le energie dovrebbero essere concentrate nella soluzione o per lo meno nella riduzione delle problematiche dei nostri concittadini”.

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