IL PD ha un buco da 43 milioni, il partito di Bersani non vuole rinunciare all’ultima tranche dei rimborsi elettorali COMMENTA  

IL PD ha un buco da 43 milioni, il partito di Bersani non vuole rinunciare all’ultima tranche dei rimborsi elettorali COMMENTA  

Sacrifici per tutti ma non per il PD. Quei soldi dell’ultima tranche dei rimborsi elettorali, 180 milioni, servono come il pane. Lo dice Antonio Misiani, tesoriere del partito, in un’intervista rilasciata al Fatto Quotidiano. IL PD ha un disavanzo di 43 milioni di euro, rinunciare all’ultima rata dei rimborsi – spiega Misiani – significherebbe la morte del partito. Cifre che evidenziano l’incapacità del PD nel tenere i conti in ordine. C’è da porsi una domanda: se il PD non è capace di gestire economicamente una struttura come quella di un partito, come può farlo con uno stato? Come può gestire i conti pubblici, il PD se non è in grado di farlo, visto il buco da 43 milioni, con le sue casse? É evidente che ci sia stata una certa leggerezza, da parte del partito di Bersani, nello spendere i soldi dei contribuenti incassati sotto forma di rimborso elettorale. Non si può spendere più di quanto si ha in cassa. Urge una sorta di “Patto di stabilità” da applicare ai partiti. É ora di smetterla con le spese folli. Bisogna mettere un tetto massimo alle spese dei partiti. Servono paletti entro i quali restare. Rigore e sacrifici per gli italiani; a cominciare da chi quegli italiani, ha la pretesa di governarli. Davanti alle telecamere, nei salotti televisivi, si possono fare tutti i bei discorsi che si vogliono, ma la vera prova si ha al momento di fare i fatti. Proprio questi ultimi sembrano latitare. Assistiamo quotidianamente, da destra a sinistra, a un cumulo di bla bla bla. Sono tutti bravi fin quando non si toccano le tasche proprie. Se il PD ha generato un disavanzo da 43 milioni, il problema non è del contribuente ma, di chi quel buco l’ha generato. Si inizi con il far fuori i responsabili di questa situazione perché, è chiaro, sono inadeguati al ruolo che ricoprono. Il problema non è solo quello dei rimborsi elettorali ma, dell’uso che se né fa. Certificare le spese non basta, gli italiani non devono finanziare gli sprechi dei partiti e le loro manie di grandezza, vedi pomposi meeting. I partiti devono ragionare secondo l’ottica della casalinga che va a fare la spesa: bisogna “spaccare il centesimo”. I cordoni della borsa devono essere chiusi per tutti.


Vincenzo Borriello

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