Il Pd perde i pezzi: lasciano D'Attorre, Galli e Folino

Il Pd perde i pezzi: lasciano D’Attorre, Galli e Folino

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Il Pd perde i pezzi: lasciano D’Attorre, Galli e Folino

Tre deputati Pd, Alfredo D’Attorre, Carlo Galli e Vincenzo Folino hanno abbandonato il partito, dopo le dichiarazioni del premier, Matteo Renzi, in assemblea. Una separazione che ormai era stata ventilata da tempo, ma che è stata resa ufficiale solo durante l’incontro con il presidente del Consiglio.

Proprio qualche ora prima, dal palco Pd, il premier aveva attaccato la minoranza rumorosa del Pd, chelo aveva criticato per avere dato vita ad una manovra poco ‘di sinistra’: ‘A sinistra – aveva detto Renzi – l’operazione che stanno tentando anche nostri compagni di viaggio è densa di ideologismo. E’ tempo di riforme e non di proclami. La politica è cambiare la vita delle persone, non c’è misura per far diminuire la povertà più efficace della crescita’.

Una settimana fa era toccato a Corradino Mineo, abbandonare la baracca del Pd a lasciare il gruppo era stato Corradino Mineo. Ma Renzi, di fronte ai molteplici forfait del suo partito fa spallucce, e a chi lo critica di avere imbarcato diversi verdiniani a bordo, lui controreplica: ‘L’afflusso più grande di forze ai gruppi parlamentari di questo partito è arrivato non da Verdini, ma da Sel‘.

La replica dei tre dissidenti

Intanto i tre dissidente, D’Attore, Galli e Folino, esprimono parole dure nei confronti del premier: ‘Renzi ritiene che non ci sia vita a sinistra del Pd credo che ritenga che non ci sia proprio spazio per la sinistra.

Ora comincia un altro percorso’.

Rincara la dose, D’Attorre, che tira in ballo anche la gestione del caso Marino: ‘La vicenda Marino dimostra come è gestito il Pd, senza organi democratici che decidono e con un timore di affrontare sedi pubbliche di discussione, come il consiglio comunale, e con decisioni che vengono assunte dal premier e segretario che devono essere eseguite da tutti nei diversi livelli‘.

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