Il peggior nemico da sconfiggere: la dipendenza COMMENTA  

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E’ iniziato in maniera molto semplice. Il mio ragazzo di allora mi parlava attraverso Skype quando giocavano a dei giochi di ruolo online. Doveva essere un’esperienza che ci avrebbe unito, ma si è trasformata in un incubo.


Il primo segnale che tutto stava andando a rotoli sarebbe dovuto essere il fatto che litigavamo per chi avrebbe dovuto indossare un elmo, ma non lo è stato. Avrei dovuto capirlo dopo la serie di cornette riagganciate e i capricci isterici che entrambi facevamo, ma così non è stato. No, è stato non prima di aver trascorso notti insonni e aver evitato il mondo reale per giorni, che ho capito di aver a che fare con un problema di dipendenza.


Con il passare del tempo, il mio amore per i videogiochi cresceva e la mia relazione andava in rovina. Non me ne importava, però, perché avevo l’armatura migliore nel gioco e stavo definitivamente meglio senza interazioni sociali.


La verità è che spendevo 22 ore al giorno giocando a videogiochi. Non i alzavo nemmeno per andare in bagno. Non parlavo con i miei genitori, perché avrebbero interrotto il gioco! Non mi ricordo nemmeno quante volte ho sentito sbattere la porta della mia camera con frustrazione.

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Non è stato prima di ritrovarmi a piangere contro un videogioco e a postare video su YouTube, che ho realizzato che qualcosa non andava. Avevo incentrato la mia vita su un videogioco e non avevo altro che un tunnel carpale come cicatrice di guerra. Avevo evitato la scuola, mi ero alienata da famiglia e amici e non avevo mangiato, prima di essere riuscita a sconfiggere il nemico di turno. La verità è che il nemico più difficile da battere per me è ancora la dipendenza da videogiochi.

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