Il perché della filosofia I COMMENTA  

Il perché della filosofia I COMMENTA  

filosofia1Come è nata la filosofia? Quando? Dove? Perché? Ci occupiamo del pensiero occidentale pur tenendo conto che ci sono state indubbiamente molte altre ideologie interessanti. Il pensiero occidentale è nato in Grecia verso il 600 a.C. da dei saggi che hanno cominciato ad interrogarsi repentinamente sullo stato vero e puro delle cose: la materia incandescente dell’animo umano. Il rigurgito nuovo dell’essere che crede comunque oltre le stelle del cielo: il domani che giunge ad immensità mai sopita, caratterizzato dal dolce pulsare del cuore umano e non.

L’uomo vive per dare delle risposte al proprio Io interiore, noi sappiamo com’è nata la filosofia: come Aristotele ha affermato che la filosofia è nata e comparsa sul pianeta terrestre, perché l’essere umano è desideroso di apprendere in maniera del tutto sistematica. Le domande filosofiche non si fermano dunque su quello che si presenta ai sensi dell’oggettività stessa delle cose, ma tutto muta in maniera da rendere le idee di ampio respiro esistenziale. Vero e puro. Immensità del pensiero che ci proietta immancabilmente alla scoperta del passato: apoteosi infinita. Virgulto magico e soave: cosmorama sensazione plausibile.

L’origine che spiega il tutto è quella che cerca inesorabilmente di comprendere qual è l’esistenza della totalità massima e nuova del sapere. È un po’ come viaggiare su di un’auto da Formula 1 e interrogarsi in maniera del tutto innovativa sul perché delle competizioni, delle gare che servono ad esaltare la grandezza di questo o di quello agglomerato sportivo (scuderia magica e vincente). Essenza stessa dei motori sportivi e non. Immensità: luce nuova dal rigurgito immenso; cielo colorato dai flebili raggi solari.

Qualcosa descrive lo stupore deontologico, stupore che ci si riferisce all’essere umano e non. La materia descrive a priori un’immensità vera e pura; simboleggia il cosmo che pare sparire all’orizzonte. La fantasia infinita simboleggia l’immensità vera e pura. Fine: stop del pensiero umano; irrealtà nuova dal dolce pensare della cultura greca. Immensità classica, amore immenso per il sapere e l’imbrunire della giornata: stasi epocale dai connotati apocalittici. Sentimento nobile dell’essere umano nuovo dell’Era Internettiana; corsa ad ostacoli tra il saper e il rifiuto del saper magico e incandescente. La giornata nel suo dolce scorrere simboleggia qualcosa di aleatorio. Sembra un jet che è in azione e sfreccia nell’immensità regale vera e propria. La filosofia greca è immensa anche nell’epoca moderna: sta a catapultare delle metafore creative vere e puro. Amore puro per le cose: virgulto sentimentale, essenza vera. Metafora nuova: stop alle illusioni.

L'articolo prosegue subito dopo

I greci pensavano che coloro che non erano in Grecia erano in realtà dei barbari, perché avevano un modo di pensare irreale, simbiosi epatica di getto impressionista e libero. Labirinto delle idee: immensità del mare che non può essere contenuto nel classico secchiello celeste, ma può portare la ragione umana ad un vivace intellettualismo di ritorno. Fiamma vera: apologia dell’utopia nuova, vera e pura.
Le cose vengono osservate dall’alto: rendono tutto più dubbioso, ci proiettano verso nuovi dilemmi esistenziali. Simboleggiano: anzi no, corrono e scattano come una pantera nella savana. La falcata è decisa, anche se l’animo umano è fugace, quasi come un dolce e plausibile pensare delle idee. Pitagora si occupava anzitutto di matematica, ma esprimeva in maniera rigorosa un pensiero astratto discutibile, ma indubbiamente rigoroso e teoretico. La filosofia è un po’ come un sottomarino nucleare, viaggia negli abissi e guida il mondo verso un nuovo ed autentico splendore. Massimalismo plausibile dell’essere: sfoggio forse monotono del compimento nuovo della navigazione del pensiero. La filosofia ci guida come se fosse la luce del faro nel mare, l’unica vera ragione per la nostra esistenza.
Indubbiamente la filosofia muta, ci proietta verso qualcosa di immenso: rappresenta il motto del nostro vivere, illumina lo stato di essere o di non essere. Un labirinto, una luce soffusa, ci complica la vita rendendola più cupa e permettendo alla tenebra di vincere una battaglia. Ma, la vita è immensa: terrena e poi celeste; dolce sensazione dell’arte di un quadro liberty con forme astratte e non. Immensità: stop. Fine della metafora, essenza nuova e pura.

Leggi anche

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*