Il perché della filosofia III COMMENTA  

Il perché della filosofia III COMMENTA  

montagna1La filosofia è pensiero del tutto aristocratico? È assolutamente vero che prima bisogna vivere e poi filosofare? È indiscutibile che tra la teoria predominante e la prassi c’è sempre un contrasto marcatamente molto importante? La filosofia non è astratta, perché parte della realtà; la questione fondamentale è quella di come ci poniamo di fronte ai nostri interrogativi esistenziali. Il domani è l’alba del nuovo giorno e ci proietta immancabilmente verso qualcosa di nuovo: il chiarore delle stelle sta a rappresentare la maestosità vera e pura della Natura suprema.

La ragione ci indica il motto di vita esistenziale: potremo quasi affermare che all’uomo nuovo nulla è impossibile a priori; nella scienza e nella letteratura il genere umano ha raggiunto risultati inimmaginabili secoli fa. Tutto è possibile: nulla può essere impossibile. Tutto dipende in gran parte dalla nostra stessa ragione di vita, dal cosmo celeste e dal soprannaturale immenso che viaggia nei cieli. Tale teoria può portare a delle incomprensioni di fondo, ma nel pensare dobbiamo inevitabilmente cercare delle strade nuove, rottamare il passato è senza ombra di dubbio una prerogativa vincente della missione dell’uomo moderno.

La filosofia classica greca ha trattato problemi caratterizzati dalla loro grande rilevanza fisica e teorica. Le filosofie contemporanee si distinguono per il fatto di trattare quasi esclusivamente dei problemi teorici ed astratti: lontani mille miglia dalla mentalità della gente comune. Nella filosofia moderna serve indubbiamente un cambiamento di base profondo: tutto può dunque essere plausibile, ma necessita di uno spirito cognitivo appagante. La ragione interroga l’intelletto e lo spinge inevitabilmente sul percorso esistenziale della ricerca perenne della strada perduta. Il cosmo è immenso, soggiace alle leggi naturali empiriche e sembra soffusamente delineare qualcosa di nuovo e regale. Immensità sublime o, anzi, regalità vera e pura. Commisurazione della stessa ricerca perduta della psiche umana, viaggio autentico alla ricerca vera e propria dell’itinerario spirituale e materiale di ognuno di noi.

Una meraviglia è qualcosa che esiste, ciò che non c’è è il nulla. Quest’ultimo rappresenta un dolce pulsare della vanità, indica perdutamente la vita praticamente inesistente di tanti esseri umani, che si lasciano perdutamente conquistare da tutto ciò che è vano, privo di soddisfazioni morali e non. Mutazione genetica risoluta: essenza stessa del nulla; tutto è descrivile a priori. L’uomo nuovo crede nello spirito, negli dei immensi del cielo: ogni pianeta e ogni stella simboleggia qualcosa di autentico, rappresenta la materia vera e pura. Immensità celeste, virgulto dal dolce candore. Splendore abbagliante: tutto somiglia un po’ ad un uomo che corre in un percorso o itinerario spirituale nuovo. Raccontare significa indubbiamente descrive meticolosamente l’essenza stessa della vita. Fuorviante essenza stessa umana, realtà nuova, vera e pura. La prudenza simboleggia perdutamente la vita nuova dell’essere: tutto deve essere delineato entro confini labili, dai risvolti sobri ed impersonali.

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Il mito ha una parte di verità: ci sono state grandissime filosofie orientali, ma sono diverse all’origine, perché si discostano molto alla base del loro modo di pensare l’essere umano. Le risposte mitiche vengono, dunque, messe da parte. Non esistono differenze sociali tra gli esseri umani: tutti sono uguali davanti alla legge, ma i pensatori hanno riscontrato delle lievi differenze del loro modo di essere e agire. Quest’ultimo delinea qualcosa di estremamente immenso, soggiace alle leggi naturali comuni. Gli studiosi si sono domandati se i filosofi greci fossero stati influenzati da altre filosofie o ideologie preesistenti. Ma tutta questa ricerca risulta alquanto vana: mancano i riscontri storici dei vari studiosi; si possono delineare solamente delle labili ipotesi, alquanto campate, forse, un po’ in aria.
Il materialismo individua qualcosa di immenso: le risorse economiche corrompono l’essere umano e lo proiettano nella ricerca perenne del vano, del futile. Il denaro permette di vivere, ma non deve divenire l’essenza stessa della vita, l’unica ragione esistenziale. Una riscoperta della cosa spirituale ci guida in maniera regale sulla via maestra, sul dolce sentiero che ci conduce al colle magico. La vita è dunque qualcosa di estremamente complesso, dipinge l’immensità regale autentica e ci spinge a sognare qualcosa di nuovo e di estremamente creativo e complesso. Il pensare delle ideologie sono marcatamente influenzate dal pensiero antico: tutto emette radiazioni culturali nuove; metafora emblematica del dolce percorso dell’essere nuovo, vero e puro. L’immensità disegna qualcosa di regale e autentico; la ragione umana “sogna” l’infinito, ma si scontra inevitabilmente con il finito della materia. L’immensità è solo nel cielo, tra le creature celesti e regali.

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