Il perché della filosofia IV COMMENTA  

Il perché della filosofia IV COMMENTA  

tempio grecoGli studiosi si sono domandati se i filosofi greci fossero influenzati da altre filosofie esistenti o anche dalla Bibbia ebraica, ma la risposta è no! Il pensiero greco ha dato origine alla nascita del pensiero scientifico. I Greci hanno sviluppato la capacità teoretica, cioè dei pensieri che vanno al di là della semplice prassi stessa delle cose. Della sola unità pratica. L’astrologia del babilonesi aveva esclusivamente dei fini pratici, era una conoscenza dell’andamento dei cieli delle stagioni e serviva dunque per comprendere come programmare i raccolti e i viaggi verso terre sconosciute allora ai più.

I Greci però non si fermarono solamente al’aspetto pratico, ma si sono anche interrogati a lungo su di altre cose ragionevoli. Queste domande non erano utili praticamente, ma portavano alla comprensione magica della razionalità stessa delle cose. Ogni cosa dunque è astratta: l’immensità ci fa vivere qualcosa di superbo e superlativo. Scrutare l’alba del domani, indubbiamente sta a descrivere qualcosa di nuovo: la novità porterà l’essere nuovo dell’Era 2.0 a viaggiare nel cosmo a scrutare l’immensità nuova, Viaggiare è una consuetudine, oramai consolidata negli abitanti del passato: un viaggio virtuale può portare l’essere umano a gioire e provare emozioni nuove, sconosciute ai più. L’immensità sta a simboleggiare qualcosa di unico, e di diverso. Nella ragione ci catapultiamo per comprendere l’anima stessa delle cose, il cuore dell’eccentricità; delineiamo qualcosa di marcatamente impreciso. Dolce sfoggio virtuale che delinea immensità astrusa o apoteosi del normale che sfavilla nell’infinito.

I Greci alla loro epoca hanno delineato un modo di pensare alquanto innovativo, le loro conoscenze erano basate principalmente sui poemi. In tutti questi poemi c’era qualcosa di caratteristico, qualcosa che cercava l’armonia stessa delle cose. Una cosa bella è dunque armoniosa: le linee estetiche stanno a simboleggiare l’immensità autentica, il dolce pulsare delle emozioni. L’amore è qualcosa di misterioso, porta l’essere umano a provare gioia a delineare qualcosa di nuovo. La gioia è qualcosa di piacevole, di superlativo. L’affetto e i sentimenti caratterizzano l’anima stessa della vita e ci rendono perfettamente felici e realizzati; descrivono qualcosa di regale ed autentico.

Nei poemi greci si cercavano le ragioni stesse delle guerre, i contrasti tra il genere umano e le divinità celesti; lo spazio è meramente immenso. Le divinità sono delle creature astratte e ci portano alla ricerca nobile stessa della vita. Dolce stella o nuvola superba che sembra dipingere un quadro neorealista, caratterizzato dall’imprecisa essenza umana. L’arcobaleno delinea qualcosa di nuovo, ci spinge verso l’irrealtà e descrive qualcosa di sconosciuto ai più. Il domani e il divenire sono legati alla radice stessa delle cose da qualche cosa di immenso o fuori dalla portata della mente umana.

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La religione degli dei è la religione più popolare per il popolo, che non ha un’educazione particolare, e attraverso gli dei poteva spiegare gli eventi casuali stessi che capitavano. La realtà stessa della natura ci pone di fronte a qualcosa di superlativo: esistono gli dei del cielo? L’immensità ci stimola indubbiamente verso la nuova ricerca della pace umana; delinea qualcosa di nuovo e ci porta a pensare in maniera del tutto diversa. Ogni cosa è alquanto mutevole: la ragione della psiche è l’essenza stessa dell’anima; l’immensità appare fuorviante, dipinge un quadro caratterizzato dalla luce soffusa. Le idee stanno alla ragione come l’anima sta all’essenza stessa della vita. Vita che soggiace empiricamente alla piena regalità autentica stessa delle cose. L’uomo nuovo della buona novella degli dei del cielo delinea qualcosa di immenso, lo proietta alla ricerca estemporanea dell’immensità vera e propria. Balena con l’intelletto qualcosa del tutto nuovo; immensità vera e propria. Contraddittoria vita che esemplifica la normalità stessa delle cose e rasenta lo spazio infinito. Immedesima se stesso e parla al futuro del mondo.
Molte persone appartenevano alla religione ortica, che ha preso il nome da Orfeo; in tale religione il genere umano ha iniziato ad interrogarsi sulle molteplici questioni esistenziali celesti, sul vero senso della vita. La storia è il divenire stesso della casualità intrinseca dell’essere umano; lo proietta in una dinamica esistenziale del tutto nuova. L’immensità abiura la realtà stessa delle cose; la modifica alla radice del pensiero umano nuovo. In Grecia non tutti avevano delle affermazioni assolute sulla verità, quest’ultima pare qualcosa di nuovo e regale. La vita umana delinea immensità, spazio soffuso dai confini labili. Spazio che diviene, talvolta, qualcosa di vero. Nelle democrazie in Grecia si potevano fare i liberi scambi, commerciali e politici. Tutto era fatto in nome della libertà vissuta in maniera del tutto autentica. Autenticità che simboleggia la vera essenza stessa dell’anima. L’essere umano balena qualcosa di incontrovertibile, si spinge sino a ché l’uomo e il suo pensiero possono viaggiare vero l’infinito. Apoteosi di getto impressionista. Neorealismo improvvisato o dolce bagliore delle idee, del viaggio regale ed autentico del pensiero umano.

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