Il piano Monferino e la nuova Sanità in Piemonte: dichiarazione di Eleonora Artesio

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Il piano Monferino e la nuova Sanità in Piemonte: dichiarazione di Eleonora Artesio

La consigliera regionale del Piemonte, della Federazione della Sinistra, Eleonora Artesio, sull’annosa questione del piano regionale sanitario, ha affermato: “Le rappresentanze dei soggetti erogatori di servizi e prestazioni, più concretamente i titolari delle strutture semiresidenziali e residenziali convenzionati con le Asl, piuttosto che i conduttori di servizi della psichiatria, delle dipendenze, delle disabilità, delle non autosufficienze hanno richiesto un incontro con l’assessore Monferino.
L’oggetto della preoccupazione e dell’urgenza è ben noto ai lavoratori, ad esempio delle cooperative sociali, ovvero la mancata liquidazione da parte delle Asl delle fatture per servizi già prestati, con un ritardo superiore a quello già cronico e con la conseguente mancata erogazione degli stipendi.
L’incontro non è stato finora concesso; pare che l’Assessore lo rinvierà fino all’approvazione del piano socio-sanitario. Forse anche per questo le stesse organizzazioni hanno diramato un comunicato stampa in cui auspicano una rapida approvazione del piano.
Non si comprende il nesso logico.
I ritardi nei pagamenti denunciano una crisi di liquidità; caso mai la questione si pone nei rapporti con il sistema bancario e nel ruolo di garanzia che la Regione potrebbe esercitare per l’anticipazione dei crediti.
Il nuovo piano socio-sanitario, e più concretamente il prossimo bilancio regionale, interverranno sul bilancio di competenza, ovvero sul budget delle Asl e dei Consorzi.

Anche le prospettive annunciate dal Presidente Cota, ovvero l’assegnazione dei “risparmi” in sanità al fondo sociale regionale, non confortano né rispetto ai servizi totalmente a carico sanitario per i quali non sono previste estensioni, né per i servizi dell’area sociosanitaria; tant’è che gli inserimenti degli anziani non autosufficienti vengono confermati allo stesso obiettivo del 2007 (2 posti letto ogni 100 ultra sessantacinquenni).
Né la retorica della lotta agli sprechi può garantire liquidità in tempi brevi: laddove fosse motivata la riconversione di taluni presidi ospedalieri, certamente le economie derivanti non sarebbero a breve fruibili.
Sorprende invece un consenso delle organizzazioni sui contenuti culturali del piano socio sanitario che, a detta del comunicato stampa, “sembra costituire un buon punto di partenza”: sarebbe interessante, anche ai fini del dibattito in Consiglio Regionale, conoscere i punti di coincidenza tra le culture e le pratiche in atto nei servizi, grazie al partenariato del privato sociale e imprenditoriale, e i contenuti dei paragrafi, ad esempio sulla salute mentale e sulle dipendenze.
L’aut aut “o passa il piano oppure non discuto con nessuno” ricorda la logica di Marchionne sul referendum di Mirafiori.

In quel caso non tutti si sono piegati e anche coloro che l’hanno fatto non sembrano al momento compensati dalla ripresa industriale. Nell’ambito pubblico e sociale finora questo stile era sconosciuto”.

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