Il pullman 68 COMMENTA  

Il pullman 68 COMMENTA  

 

Porta Nuova, fermata in direzione Corso Massimo, 8.00 am.

Il caffè mattutino respinge a malapena il sonno, figuriamoci il freddo. La gente è silenziosa, nella trepidante attesa di un pullman su cui salire. Ognuno che pensa: “Ecco, di nuovo. Quel pullman è passato già almeno tre volte e del mio nessuna traccia”.


Tra questi, moltissimi studenti universitari, i quali per la maggior parte si salveranno grazie al quarto d’ora accademico, ma anche mamme con bambini, lavoratori (inclusi i borseggiatori). Tutti in attesa dello stesso numero.

Loro stanno peggio, quindi, finché non succede qualcosa, pensiamo a loro.

Maledetto 68! Quante volte al mattino le persone infreddolite, strette tra i loro vestiti, lo vedono passare, senza poterci entrare perché troppo pieno? Quante volte abbiamo gioito, sapendo di non essere fra quelli che aspettano nelle fermate successive, veri eroi urbani che combattono una guerra persa contro l’impazienza? Quante volte abbiamo pensato che forse sarebbe più comodo andare a piedi (tanto la destinazione è, di solito, Via Po e dintorni)?

Appena si è riusciti a salire, esistono due possibili condizioni: la pressione scomoda e quella comoda.


La pressione scomoda si manifesta quando ci sono molti uomini-sardina, stretti gli uni agli altri, chiusi in quella scatola di metallo sormontata da un numero (forse la data di scadenza). È la condizione che favorisce le perdite di equilibrio, le cadute, i litigi, gli scippi.

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La pressione comoda è invece il momento in cui le porte non riescono più ad aprirsi per i troppi occupanti. Ma perché comoda, allora? Perché, solo in quel momento, si può godere della piacevole sensazione di assenza di gravità. Infatti, se ci si lascia cadere, non vi è nessun effetto: tanti sono i vostri compagni di viaggio, che vi tengono su loro (schiacciandovi).

La giornata comincia male per tutti, dagli studenti e i lavoratori che arrivano in ritardo, agli autisti del pullman imbestialiti per i frequenti guasti delle porte.

La domanda è: non è possibile un servizio limitato alla tratta “critica”? Non tutta la giornata, ovviamente. Vi sono momenti in cui il 68 passa caricando due o tre persone, che magari lo hanno pure scambiato per il 18. Il servizio dovrebbe estendersi in momenti come l’inizio delle lezioni, intorno a mezzogiorno e alle 18.00 in senso contrario (gli studenti pendolari tornano a casa e dovrebbero arrivare alla stazione prima che parta il treno).

È difficile chiedere uno sforzo economico di questo tipo, sia per il momento recessivo, sia perché abitiamo nel comune con il debito più alto d’Italia.

Tuttavia, i vantaggi per l’agenzia che si occupa dei trasporti sono indubbi:

  1. I controllori possono entrare nei pullman per svolgere il loro lavoro. Con il pullman pieno non si arriva all’obliteratore e molti hanno cominciato a non comprare neanche il biglietto.
  2. Meno guasti alle porte dei mezzi, che si sforzano e si rovinano, cercando di aprirsi verso l’interno, determinando perenni mal funzionamenti.
  3. Più sicurezza sul pullman, con una minor possibilità per gli scippatori di svolgere la propria mansione.
  4. Last but not least, il benessere dei propri clienti.

Gli sforzi della GTT sono encomiabili (lo spostamento della fermata del 61, per dirne una), ma purtroppo non basta ancora.

Il problema non è chiaramente limitato al 68, vi sono anche altre tratte problematiche, dal 13 al 35 (a partire dal Lingotto in direzione Nichelino).

Da qualche parte però, bisogna cominciare.

 

 

 

 

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