Il reggiseno visto da Laura Ann Jacobs, tra arte e provocazione

Pubblicato da Laura Ghirra il 27 agosto 2010 15:58

Una rivisitazione surrealistica quella di Laura Ann Jacobs, l’artista che sta facendo parlare di sé con i suoi reggiseni riveduti e corretti in chiave provocatoria. Se nel ’68 venivano bruciati nelle piazze in segno di ribellione a una società sempre più orientata al nudo, alla chirurgia plastica e alla mercificazione del corpo femminile, oggi la Jacobs li ricrea combinando chele di granchio, vetri antichi, conchiglie, teschi di pesce, corna di cervo, madreperla, denti e maioliche. Materiali diversi ma accomunati dalla stessa inevitabile conclusione: suggestivi esteriormente e sgraditi a contatto con il corpo. La collezione – chiamata “Wallflowers” –   include anche corsetti e scarpe, pensati per prendere vita in cento sculture uniche per forme e materiali.

Nonostante i traguardi raggiunti nella lunga strada verso la parità dei sessi, il messaggio è chiaro: denunciare le “torture” a cui si sottopongono le donne per rendersi attraenti agli occhi degli uomini. Gli oggetti della Jacobs si spingono fino all’eccesso nella fusione di bellezza plastica e impronta allegorica, ridicolizzando una società ossessionata dalla perfezione fisica e dal desiderio di essere desiderati.

L’idea di esprimere la pungente metafora attraverso il più femminile dei capi le è venuta quando curava il design di reggiseni realmente indossabili, tanto preziosi ed eclettici nella sovrapposizione di stili e ornamenti che le sue clienti preferivano esporli sulle pareti di casa piuttosto che indossarli. Da qui l’ispirazione per il passo successivo: privare il reggiseno di ogni velleità funzionale e presentarlo come un’attraente e ruvida gabbia.