Il ritorno del nucleare

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Il ritorno del nucleare

A nuclear power plant being built in Liangshan Yizu, China (CookieEvans5)A sette mesi dal disastro di Fukushima Daiichi, l’industria dell’energia nucleare sembra aver girato pagina e aver ritrovato la strada del rilancio.

E’ quanto emerge da un articolo pubblicato da Les Echos e anche da Worldcrunch. 

“Prima del disastro – quello di Fukushima, appunto – l’energia nucleare stava attraversando un periodo di “renaissance” globale, grazie in gran parte ai più alti prezzi delle commodity e ad una richiesta di energia in crescita nelle economie in via di sviluppo”, si legge nell’articolo. “La catastrofe di Fukushima, il peggiore al mondo da quello di Chernobyl nel 1986, aveva fermato quel processo di rinascita portandolo su un binario morto”.

Sette mesi, quelli trascorsi da marzo ad oggi, caratterizzati da una forte ondata di anti-nuclearismo in molti paesi, soprattutto in Europa. E’ nel Vecchio Continente, infatti, che si sono verificati i maggiori sommovimenti nel campo delle politiche energetiche, con la Germania che ha deciso di chiudere tutte le sue centrali, la Svizzera che ha messo in programma un’uscita dal nucleare entro i prossimi 20 anni, e l’Italia che, con un referendum, ha confermato l’esito di un altro voto popolare, quello del 1987, anch’esso avvenuto sotto l’effetto emotivo – e mediatico – di un disastro nucleare.

Tutto, adesso, sembra oramai archiviato, o vicino all’archiviazione.

USA, Regno Unito, India, Russia, Cina, Brasile e diversi altri paesi stanno confermando o addirittura rinforzando le rispettive politiche nel campo dello sviluppo dell’energia nucleare. A spingere tutti questi paesi è il timore di non riuscire a fare fronte alla domanda di energia che arriva dalle imprese e dalle famiglie e che è fondamentale per spingere o stimolare lo sviluppo economico – e quindi sociale.

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