Il ritorno di Putin da leader mondiale anti Isis COMMENTA  

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Il ritorno di Vladimir Putin all’ONU è ormai cosa fatta.
Erano dieci anni che il leader russo non parlava di fronte all’Assemblea delle Nazioni Unite e sono mesi che gran parte della comunità internazionale tenta di isolarlo in conseguenza dei fatti in Ucraina.

Lui, però, ha continuato a tessere la sua tela, stringendo alleanze sempre più strette in Medio Oriente, lanciando di tanto in tanto segnali all’Unione Europea e agli USA. Le sue ultime mosse sono state l’invio di truppe in Siria per contrastare lo Stato Islamico e la chiusura di alleanze con l’Arabia Saudita e, ancora di più, l’Iran, al quale ha fornito un supporto prezioso sulla questione del nucleare.

Avrebbe potuto (lo aveva fatto capire in modo inequivocabile) aiutare la Grecia e non lo ha fatto, lasciando Tsipras nelle mani dei creditori – e chissà che un ipotetico voltafaccia di Putin ad Atene non sia davvero la corretta chiave di lettura della vicenda Grexit.

Ha giocato, per così dire, alla Guerra Fredda con gli USA per la questione del Donbas, mettendo in allarme parte dell’Europa orientale (l’Estonia ha dichiarato di essere intenzionata a costruire un muro lungo il confine con la Russia) e della NATO.

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Si è mosso come gli hanno insegnato a fare, a lui che è un sopravvissuto di una vecchia scuola sovietica che non esiste, forse, più.
Ora ha attirato su di sé l’attenzione del mondo intero. Prima di rivolgersi all’ONU pare abbia incontrato in privato il presidente Barack Obama, il segretario generale Ban Ki Moon, il primo ministro giapponese Shinzo Abe e, soprattutto, il presidente iraniano Rohani.
È quest’ultimo, al momento, il vero alleato di Putin, che ora intende diventare il leader della nuova strategia mondiale anti Isis, basata sul supporto ad Assad (temporaneo, dice lui, perché è il male minore), che dovrebbe entrare a far parte di una coalizione internazionale comprendente anche Iran, Iraq, Arabia Saudita e Turchia e capeggiata dalla Russia.
L’obiettivo è quello di coinvolgere anche gli USA e altri paesi europei, che, però, dovrebbero accettare una sorta di leadership da parte del Cremlino.
Per questo pare che Putin abbia in programma di avviare un tavolo fra Russia, USA, Iran, Arabia Saudita, Egitto e Turchia sulla questione dell’Isis, ma, per ora, non si sa nulla di preciso.
A parte il fatto, quanto mai ovvio, che se Putin riuscirà a convincere Obama, il resto del cammino sarà tutto in discesa.

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