Il servizio militare ha risolto la mia dipendenza da videogiochi COMMENTA  

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Sparatutto in prima persona, giochi di ruolo, giochi di ruolo multi-giocatore online, giochi di avventura e giochi di strategia. Ho giocato a tutti, un numero infinito di volte, per molti anni. Un’ossessione sarebbe una definizione giusta per parlare di quello che il mio immergermi nei videogiochi comportava. Se non ero alla mia Xbox o alla mia PlayStation, ero al computer. Se non ero al computer, stavo usando il tablet. Se non ero al tablet, ero sul Gameboy o sulla PSP. E, se non ero alle prese con una delle mie console portatili, stavo leggendo libri o riviste sui videogiochi. Ero un giovane studente universitario single che non aveva altro scopo nella vita che tornare a casa e sparare online contro alcuni principianti.


Quando l’unica cosa di cui vi importa sono i videogiochi, iniziate a dimenticare le altre cose, e nient’altro conta per voi, tranne i vostri giochi. L’igiene personale non è molto importante, i voti a scuola non sono molto importanti e la maggior parte della vostra famiglia e dei vostri amici non sono importanti. A meno che queste persone non giochino online con voi.


Il momento in cui ho notato che la mia dipendenza da videogiochi stava iniziando a sfuggirmi di mano, è stato un mattino in cui mia madre mi si è seduta a fianco e mi ha chiesto che cosa stessi combinando. Era preoccupata per me, perché sapeva che non stavo andando bene a scuola. Come faceva a saperlo? Beh, perché non essendomi più presentato alle lezioni, il preside della scuola aveva deciso di sospendermi per farmi ragionare. La sospensione non è qualcosa di cui andare fieri e, certamente, non è qualcosa di cui voler parlare con i propri genitori.


Senza laurea, un lavoro pessimo e malpagato e sospeso: c’era poco che potevo fare nella mia vita a questo punto. Un paio di anni prima, mio fratello aveva preso una decisione che ti cambia la vita: si era arruolato. Benché non la considerassi una buona idea, in qualche modo ho convinto mia madre a lasciarmi provare a parlare con un reclutatore. Tre anni dopo, ho una grandiosa carriera nell’esercito, che amo e che mi dà un lavoro stabile e tutti i benefici. Non rimpiango la decisione di arruolarmi, perché tale decisione mi ha dato un obiettivo in una vita che non stava andando da nessuna parte.

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Gioco ancora con i videogiochi di tanto in tanto, ma quando si lavora full-time e si cerca anche di scrivere, è difficile trovare il tempo. Come si dice: “Con il potere, arrivano anche le responsabilità.” ”

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