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Il settore agricolo non regge più la continua introduzione di misure penalizzanti

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Il settore agricolo non regge più la continua introduzione di misure penalizzanti

Nel tracciare il bilancio dell’anno trascorso la Confagricoltura di Cuneo si trova ancora una volta a sottolineare come gli sforzi profusi dalle aziende agricole non siano stati pienamente riconosciuti dal mercato e dal “sistema Italia”. Il presidente di Confagricoltura Cuneo, Oreste Massimino, rimarca con convinzione la necessità di mettere in campo al più presto provvedimenti che agevolino chi opera nel settore.
“Siamo preoccupati – sottolinea Massimino – per la continua introduzione di misure che vanno a rendere più penalizzante il quadro entro cui dobbiamo fare impresa: penso al gravoso carico fiscale dovuto all’aumento delle rendite catastali, con rivalutazioni che arrivano al 40%, e all’introduzione dell’Imu. Anche l’introduzione dell’articolo 62, inoltre, che prevede l’obbligo di contratti scritti e tempi di pagamento certi nelle compravendite, seppur in linea teorica rappresenti un provvedimento molto utile per gli agricoltori, nella definizione delle misure applicative si è finiti con imbrigliarlo in meccanismi troppo rigidi. E proprio di questo abbiamo discusso in un partecipato convegno organizzato a Carmagnola”.
Le prime avvisaglie di un 2012 in salita si sono avute già a gennaio quando ha iniziato a prendere forma tutto il peso dei provvedimenti del governo Monti, uno su tutti l’Imposta Municipale Unica su terreni e fabbricati a uso abitativo e strumentale.

Una vera scure per il settore. E su questa linea si è proseguiti fino ad arrivare ad una serie di recenti decisioni normative che vanno ad appesantire fortemente la pressione fiscale. In generale Confagricoltura Cuneo sottolinea come nel corso del 2012 alcuni comparti siano stati contraddistinti da una produzione in aumento, mentre per quanto riguarda l’aspetto economico, si sono acuiti i problemi dovuti a costi di produzione sempre più elevati che riducono ulteriormente il margine di guadagno. La crisi generalizzata, infine, ha via via contratto i consumi delle famiglie, provocando inevitabili ripercussioni sul settore. Ma ecco, comparto per comparto, come sono andate le cose negli ultimi 12 mesi.

Cereali
Le gelate invernali, mitigate da una stagione primaverile favorevole, hanno permesso al frumento di esaltare le proprie capacità produttive. Anche l’orzo ha dato ottimi risultati, sia sotto il profilo qualitativo (peso specifico elevato), che per le rese. I prezzi di mercato sono medi, se rapportati a quelli della passata annata agraria, mentre i costi di produzione sono aumentati di circa il 10%, per il rincaro delle concimazioni, dei trattamenti fitosanitari e delle sementi.

Costi in rialzo anche per i produttori di mais che hanno dovuto far fronte a un’estate particolarmente siccitosa e sono stati costretti ad irrigare frequentemente, laddove possibile, i loro raccolti. Nel complesso, però, la qualità e le rese si sono attestate su buoni livelli sia per quanto riguarda la granella che il trinciato. La siccità estiva ha provocato, comunque, forti danni ai terreni non irrigabili, con casi di perdita parziale del raccolto e in media una resa del 30% in meno. Nelle zone colpite dalla grandine, invece, i risultati produttivi sono stati inferiori di un 10-20%. Limitati i danni da diabrotica. Per tutto l’anno i prezzi si sono mantenuti su livelli più alti rispetto al 2011.

Bovini da carne
Il rialzo dei costi legati all’alimentazione, cereali e mangimi su tutti, ha creato non pochi problemi agli allevatori con aumenti medi del 10/15%. Ciò detto, tuttavia, a livello di mercato il settore bovino da carne ha avuto nel complesso un’annata stabile, che però mantiene il settore in bilico.

Interessanti gli sviluppi di genetica per la razza Piemontese.

Suini
Andamento sostanzialmente stabile, ma con qualche lieve spiraglio di ottimismo anche per il comparto suinicolo cuneese che ha goduto di leggeri rialzi di prezzo sia per i capi da allevamento che per quelli da macello, ma si è trovato a scontare il peso di costi di produzione in notevole crescita (mangimi e sfarinati) e degli interventi di adeguamento alla normativa sul benessere animale che entrerà in vigore il 1° gennaio 2013.

Polli e galline
Il costo elevato delle materie prime ha inciso anche sul bilancio aziendale degli allevamenti avicoli, dove i prezzi di vendita non si sono adeguati e l’offerta è rimasta molto elevata. Questo fa sì che la tendenza, specie nell’ultima parte dell’anno, sia stata pesantemente al ribasso. Per quanto riguarda le uova, invece, è stata una buona annata sotto il profilo dei prezzi, anche se occorre sottolineare ancora qualche difficoltà per via dell’adeguamento in tempi utili alle normative previste dal benessere animale per le galline ovaiole.

Frutta
Le forti e prolungate gelate invernali hanno causato gravi problemi agli impianti frutticoli in modo particolare per il kiwi e il pesco.

Le zone più colpite sono state il Saluzzese e il Saviglianese. Un calo produttivo sostanziale (anche del 30/40%) ha interessato le pesche, che si sono mantenute tuttavia su livelli qualitativi elevati. Prezzo di vendita nella media nonostante la contrazione dei consumi. Soddisfazioni, invece, ha riservato la raccolta 2012 ai produttori di mele, con ottima qualità e buone colorazioni anche se le rese produttive sono state inferiori rispetto all’anno precedente di circa un 10%, a causa di una minor fase di allegagione dopo la fioritura. Ottima qualità e zuccheri molto alti hanno contraddistinto la campagna delle susine. Annata da dimenticare invece per il kiwi: decimate dalle intense e prolungate gelate invernali, le produzioni hanno registrato un calo dal 40% al 100%.

Uva e vino
Con la raccolta delle uve Nebbiolo per la produzione di Barolo e Barbaresco si è chiusa una vendemmia che, da un lato, ha visto un generale calo quantitativo, mediamente del 10% e, dall’altro, un livello qualitativo del prodotto molto buono.

Proprio in virtù dell’ottimo valore del raccolto e delle rese più basse il mercato è stato vivace con quotazioni in rialzo.

Nocciole
Per quanto riguarda la campagna delle nocciole, tra i prodotti simbolo dell’agricoltura cuneese, si è avuta una situazione non omogenea: i noccioleti più a valle hanno registrato rese in calo anche del 30%, mentre sui terreni posti ad altezze maggiori la situazione è tutta un’altra, con produzioni in aumento anche del 20%. La qualità si è confermata su buoni livelli, mentre sotto l’aspetto cromatico si sono avute nocciole leggermente più giallastre a causa del caldo intenso dell’estate. Le quotazioni, sebbene altalenanti, sono state sopra i 200 euro al quintale.

Castagne
Nel 2012 la produzione di castagne è andata leggermente meglio dell’anno precedente con rese in rialzo di oltre il 20% e qualità buona. Certo il settore necessita tuttavia ancora di aiuti per uscire dalla crisi: c’è bisogno, dov’è possibile, di una razionalizzazione degli impianti anche con la messa a dimora di nuove varietà e occorre investire in tecnologia, come già avviene in altre zone di Italia e nel resto del mondo.

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