Il Sud Sudan finisce nelle mire della Cina

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Il Sud Sudan finisce nelle mire della Cina

Non si può certo dire che la scena politica mondiale sia priva di capi di stato dal look “poco ortodosso”; basti pensare, ad esempio, alle sgargianti tute di Hugo Chavez e Fidel Castro, o ai cappelli andini di Evo Morales. Sta di fatto però che Salva Kiir Mayardit, il presidente del neonato Sud Sudan (resosi indipendente dal Sudan con un referendum nel luglio 2011, dopo una guerra civile ventennale), non può passare inosservato, con il suo inseparabile cappello da cow boy (dono personale di George W. Bush Junior) sempre ben calcato in testa. E non è un caso che il leader dell’SPLM/A (Sudan People’s Liberation Movement/Army), il movimento politico-militare che ha condotto il Sud Sudan all’indipendenza, opti per uno stile da mandriano, dal momento che sostiene di voler incentrare l’economia del paese sull’allevamento bovino, da lui considerato come il mezzo per risolvere la cronica mancanza di cibo che affligge, secondo recenti statistiche, ancora circa il 40% della popolazione.

Il presidente però, nel suo bucolico entusiasmo, pare sorvolare troppo facilmente sugli enormi giacimenti petroliferi sud-sudanesi, da lui liquidati come una risorsa non affidabile, perché destinata ad esaurirsi nel giro di pochi anni.

La realtà è che petrolio e altre materie prime pregiate (come oro, tungsteno, diamanti, legname, argento) sono già finite nel mirino della Cina, che ormai da anni sta accrescendo esponenzialmente la propria presenza in Africa. A dimostrazione degli ottimi rapporti tra i due paesi una delegazione dell’SPLM/A è stata di recente invitata nella Repubblica Popolare per un corso di formazione in politiche di governo.

In cambio di questa expertise in ambito “governativo” non è difficile immaginare cosa i maggiorenti del Partito Comunista Cinese si aspettino: un rapporto economico privilegiato con la nuova nazione, con la possibilità di procedere a faraoniche opere infrastrutturali (come la diga sul Nilo costruita a Kartoum, nel nord, proprio da una compagnia cinese) e di godere di una corsia preferenziale nello sfruttamento delle ingenti risorse minerarie. Un rapporto di amicizia che sicuramente sarà fruttuoso per la Repubblica Popolare e per l’élite politica sud-sudanese, ma che rischia di compromettere una più equa ripartizione della ricchezza in un paese appena nato, ma già in lotta per la sopravvivenza.

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