Il telemarketing ti molesta? Ecco i consigli del Garante

Bologna

Il telemarketing ti molesta? Ecco i consigli del Garante

Ci sono cose in grado di mandare in bestia gli italiani come restare bloccati nel traffico, pagare più tasse o assistere inermi ai risultati di certe tornate elettorali. Tra le cose ad alto potenziale irritante rientra ormai di diritto anche il telemarketing.
Ogni giorno migliaia di cittadini decidono di rinunciare alle buone maniere per dire no all’ennesima indagine di mercato o vendita telefonica che li colga nel bel mezzo delle proprie faccende.
Tra gli sfoghi più frequenti c’è la richiesta esasperata di essere cancellati dagli elenchi o quella minacciosa di conoscere l’identità dell’operatore di turno che magari
ha combinato chissà quale casino tra tariffe e servizi attivati a tradimento.
Il volume di telefonate in uscita dai contact center è di fatto impressionante. Tutte le principali società di servizi ( Telecom, Tim, Fastweb, Wind , Vodafone ecc.) ricorrono massiciamente ai call center out bound per spingere le vendite mentre piccole e medie imprese commerciali tentano a loro volta la carta dell’intrusione telefonica per smerciare di tutto, dai prodotti di bellezza ai surgelati!
Ma esistono dei metodi per mettersi al riparo da questo tornado di chiamate moleste?
In America è attivo da alcuni anni il servizio “Do not call”: liste nazionali messe a disposizione dal governo per dire basta ai piazzisti telefonici.

Chi non voglia più ricevere comunicazioni promozionali non ha che da inserire i propri dati nelle liste “da non chiamare” e il gioco sembrerebbe fatto.
E in Italia?
La risposta nostrana alle “No call list” d’oltreoceano è per ora contenuta nel dlgs 196/2003 cioè nel Codice in materia di protezione dei dati personali.
Dobbiamo cioè accontentarci di una legge che enuncia in linea di principio come dovrebbero andare le cose.
Interesserà , ad esempio, sapere che all’articolo 130 la legge stabilisce il divieto, per chi effettui chiamate a scopo promozionale, di celare o camuffare la propria identità, imponendo anzi l’obbligo di fornire un recapito telefonico esitente presso il quale il cittadino possa esercitare i propri diritti .
Queste condizioni, tanto per cominciare, non vengono quasi mai rispettate: la maggior parte dei call center effettua chiamate in modalità anonima così come nella maggior parte dei casì l’effettivo scopo della vendita è camuffato dagli approcci più fantasiosi per non dire falsi.
Per quanto riguarda gli strumenti messi a disposizione del cittadino, la legge prospetta una soluzione che ancora ha da venire ovvero elenchi telefonici riportanti insieme ai dati dell’utenza anche l’espressa autorizzazione o divieto di ricevere comunicazioni promozionali.
Ai cittadini italiani non resta, come suggerisce lo stesso Garante, che chiedere di essere cancellati dagli elenchi cioè da quelle Pagine Bianche che per prime sono interessate dalle attività di telemarketing del gruppo Seat.

Oppure , suggerise ancora il Garante, si può chiedere al gestore telefonico di bloccare(gratuitamente per legge) tutte le chiamate in entrata il cui numero sia stato oscurato, trasformando quindi il vantaggio iniziale dell’anonimato,sfruttato da molti call center, in un muro di gomma.
A chi, infine, non reputasse soddisfacente nessuna delle soluzioni indicate si consiglia di proseguire pazientemente con i vaffa fino all’ approvazione di un nuovo decreto.

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*


Loading...