Il terremoto e la catastrofe (su internet)

Torino

Il terremoto e la catastrofe (su internet)

Qualcuno l’ha sentita anche a Torino, qualcuno no. Sta di fatto che, poco dopo le 9.00 di ieri mattina, si è propagata una scossa di magnitudo 4.9, con epicentro nel reggiano. Tremor di piatti si è avvertito anche a Milano, nel Veneto e in Piemonte.

Occorre una premessa: in tutto il mondo, di terremoti di questo livello (tra il 4.0 e il 4.9), ce ne sono circa 6200 l’anno. I danni agli edifici sono rari, sebbene si notino evidenti movimenti di oggetti casalinghi, quali pensili che oscillano, piatti che tremano e volumi (già in posizione precaria) che cadono in testa.

La paura durante il terremoto è naturale e lecita e intelligente. La paura serve a pensare immediatamente a dove sono quei maledetti muri portanti, o a infilarsi con rapidità sotto il tavolo. Questa è la paura sana.

Quello che è strano, o meglio, che dovrebbere esserlo, è il panico, il terrore atavico e l’angoscia catastrofista scatenatasi dopo il terremoto; su internet.

In un attimo le parole più utilizzate su facebook sono passate da “Schettino” e “Concordia” a “terremoto” e “2012” . Centinaia, migliaia di persone, hanno annunciato una futura scossa, quando diversi bambini delle elementari saprebbero dire che prevedere un terremoto non è possibile.

Possiamo limitarci a invitare alla calma, e a pensare che, sì, questo episodio deve ricordarci quali sono le zone a rischio sismi in Italia. E deve anche ricordarci di prendere le precauzioni necessarie per combattere queste evenienze; ma certamente non può scatenare un’ondata di panico “giapponese”.

 

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