Il Torino e la sua storia COMMENTA  

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Il Foot Ball Club Torino nasce nel 1906 grazie ad alcuni dirigenti dissidenti della Juventus e all’allora esistente Football Club Torinese; nella stagione 1936-37 per imposizione del regime fascista muta nome in Associazione Calcio.

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Il 26 giugno il Torino festeggia la promozione in serie A però la società ha accumulato molti debiti, non viene accettato l’iscrizione al campionato di serie A, anche se per altre società era stato condotto un’azione di salvataggio mediante spalmatura dei debiti su più stagioni, il 9 agosto  2005 la squadra viene dichiarata fallita.

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Dopo varie vicissitudini il 16 agosto 2005 nasce la nuova società, circa un anno dopo, il 12 luglio 2006 vengono acquistati le coppe, i trofei, il marchio della vecchia società riunificando di fatto la storia passata alla nuova società.


Il palmares della squadra vanta 7 scudetti (più 1 revocato) 5 coppe Italia e 1 coppa Mitropa; la divisa della squadra è granata e il logo riporta un toro rampante; il periodo d’oro del Torino è negli anni ’40 quando il presidente Ferruccio Novo riuscì ad assemblare una squadra formidabile ricordato ancora oggi come il Grande Torino.

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Era questa una squadra capace di vincere 5 scudetti e 1 coppa Italia (nel mezzo degli anni ’40 ricordiamo la sospensione del campionato per la 2° guerra mondiale), una squadra che fornì 10 giocatori alla nazionale, in quella squadra giocava il giocatore più forte del momento: Valentino Mazzola.

Tutta la squadra scomparve assieme all’allenatore e ad alcuni giornalisti in un disastro aereo il 4 maggio del 1949; il Torino si era recato a Lisbona per giocare un’amichevole con il Benfica, l’aereo che riportava la squadra si schiantò contro la basilica di Superga.

La risonanza della tragedia fu enorme, tutta la nazione fu scossa dalla tragedia ed una folla di persone seguì commossa il funerale di quei giovani sfortunati che ancora oggi i tifosi ricordano commossi: Bacigalupo, Ballarin, Maroso, Grezar, Rigamonti, Castigliano, Menti, Loik, Gabetto, Mazzola, Ossola.

Il Torino non riuscì mai completamente a risollevarsi, seguirono anni bui con una retrocessione alla fine degli anni ’50; poi la lenta risalita, negli anni ‘60 e ‘70 arrivarono dei piazzamenti di prestigio e 3 coppe Italia, in quel periodo il giocatore simbolo era Giorgio Ferrini che incarnava il cuore toro.

Simbolo della squadra granata era sempre stato infatti il sacrificio, l’abnegazione, il non volersi mai arrendere; il cuore toro appunto, in questo senso da segnalare un derby negli anni ’80 che vedeva il Torino ribaltare un 2 a 0 in un rocambolesco 3 a 2 :27 marzo 1983; 15′ Paolo Rossi, 65′ Platinì, 71′ Dossena,  72′ Bonesso, 74′ Torrisi.

Sarà però con l’avvento di Gigi Radice che il tricolore ritornerà a campeggiare sulle maglie granata, il titolo venne vinto nel 1975-76, seguirono poi alcuni 2° posti e diverse finali perse di coppa Italia (3 addirittura consecutive: 1979-80, 1980-81, 1981-82).

Alla fine degli anni ’80 una nuova retrocessione, la risalita e la creazione di un nuovo Torino grazie ad un tecnico concreto come Mondonico; in tre anni 1 coppa italia, un 3° posto e il raggiungimento della finale di coppa Uefa, persa contro l’Ajax pur pareggiando le due finali.

Quell’anno all’andata a Torino le due squadre pareggiarono 2 a 2, al ritorno 0 a 0, coppa assegnata agli olandesi grazie al valore dei gol in trasferta, da segnalare che nel ritorno il Torino colpì 3 legni, celebre l’immagine di Mondonico che alzava una sedia per protestare platealmente contro un rigore non assegnato ai granata.

Seguirono altri anni bui con diverse retrocessioni, ora il ritorno in serie A.

Cereda Stefano

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Laureato in Scienze Storiche all'Università Statale di Milano, relatore in un convegno patrocinato dalla Provincia di Lecco sui 150 anni dell'Unità d'Italia, per il medesimo convegno autore di un saggio sul Risorgimento.

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