Il torto del soldato di Erri de Luca COMMENTA  

Il torto del soldato di Erri de Luca COMMENTA  

 

Sono decisa a raccontare questa mia vicenda a beneficio di chi potrà capirla meglio di me” Spero in un lettore che possa un giorno spiegarmela”. È una donna a lasciarsi raccontare.

Ed è la sua storia di figlia, quella che racconta. Il padre, tanto anziano da passare per lungo tempo come suo nonno, ha continuato a ripetere “il torto del soldato è la sconfitta” per gran parte della sua vita.

Almeno della vita che ha vissuto dopo la caduta del Terzo Reich – braccato dai suoi potenziali giustizieri e soprattutto dal senso della sconfitta. Si è fatto una nuova famiglia a Vienna dentro il guscio di una calma e di una normalità apparente.

Alla figlia ha sempre assicurato buone vacanze, d’inverno nel Tirolo, d’estate a Ischia. E a Ischia lei ha imparato a nuotare da un ragazzo sordomuto: per tutta la vita la mano che la teneva sospesa sull’acqua è stato l’unico segno di leggerezza di cui ha fatto esperienza.

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Per poter continuare ad essere figlia ha messo infatti un macigno sulla sua femminilità, sulla sua sessualità, sul suo corpo. Il senso della sconfitta si acuisce quando il padre scopre i libri della Kabbalà e lo studio di
quel misterioso scambio delle parti fra numeri e lettere diventa la sua nuova martellante ossessione. E ancora più martellante appare e continua a riapparire
il 190, il numero della vendetta. In libreria da giovedì 26 aprile, l’autore napoletano torna con un romanzo in cui si mescolano ancora una volta Guerra, ebraismo (di cui De Luca ne è uno studioso), un’umanità dolente afflitta da lacerazioni insanabili.  

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