Ilaria Alpi: un mistero che dura da vent’anni COMMENTA  

Ilaria Alpi: un mistero che dura da vent’anni COMMENTA  

ilaria-alpi-non-tacere

A 20 anni dalla morte di Ilaria Alpi e del fotoreporter Miran Hrovatin, non c’è ancora nessuna matrice ufficiale.

 

I due inviati furono assassinati il 20 marzo del 1994 in Somalia.

 

Negli stessi giorni in cui Renzi cavalca lo tsunami Merkeliano, tra sorrisi a denti candidi e pacche sulle spalle confortanti, un sole primaverile di metà marzo scalda il marmo color avorio di una tomba mai dimenticata nel Cimitero Flaminio di Roma. I fitti raggi, al contrario del Presidente del Consiglio, non sorridono, ma accarezzano una foto al femminile in un triste avello quasi fanciullesco in cui è sepolta Ilaria Alpi: la giornalista 33 enne della Rai assassinata a Mogadiscio il 20 marzo del 1994. Il corpo della donna, però, non è l’unica cosa ad essere stato sepolto. Con lei è stata interrata anche una scomoda verità che da vent’anni nessuno ha avuto il coraggio di fare emerge. Tanto si è detto sulla morte dell’inviata di Rai 3: sequestro (poi finito in tragedia), vendetta verso gli italiani o la versione, con meno intrighi, di Carlo Taormina: “Ilaria Alpi è morta a causa di una rapina. Era in vacanza e non stava facendo nessuna inchiesta — specifica l’avvocato Taormina —, la commissione che presiedevo lo ha accertato. Ho un documento che manterrò privato per rispetto alla sua memoria che racconta tutta un’altra storia, un assassinio durante una vacanza a causa di una rapina che nulla centrava con il suo lavoro”.

Una tradizione squisitamente italiana quella di confondere, depistare o schivare la verità, come fosse un dardo avvelenato imbevuto in una pozione di meschinità e timore. La cosa certa è che Ilaria in quella terra somala c’era, indagando su di un traffico internazionale di veleni e rifiuti radioattivi — prodotti da Paesi industrializzati e ‘civili’ — , i quali sarebbero poi stati accantonati e sotterrati in alcuni Stati poveri dell’Africa in cambio di soldi e armi tra bande locali. Ma la morte di Ilaria è legata alla matrice islamica o alla malavita somala? (quest’ultima ipotesi fu anche scritta su La Repubblica in un articolo del 5 aprile del 1994). Queste supposizioni però non bastano ai genitori della giornalista, i quali vorrebbero sapere il motivo per cui la figlia fu assassinata a colpi di Kalashnikov.

Leggi anche: 2016 anno dei lutti: da David Bowie a Muhammad Ali


Con Ilaria crepò anche il suo operatore: Miran Hrovatin, anch’esso italiano. Anche l’uomo, come la Alpi, è stato bbfagocitato da un mistero internazionale in cui la Commissione parlamentare d’inchiesta, addirittura, concluse con tre relazioni differenti tra loro, come se una confusione generale, nascosta sotto un cappuccio da boia, non volesse svelare l’identità di un responsabile, accusando solo il «destino» di avere atteso i due giornalisti in una terra che un tempo fu una nostra colonia. Oltre ai corpi esanimi dei due giornalisti, alle famiglie furono restituiti solamente congetture vive, nulla più. Bisognerebbe che ad essere intitolata a Ilaria e a Miran fosse la «verità» su quell’amara morte, non solo scuole, targhe o premi, cercando in questa maniera di ammorbidire una storia del tutto italiana e nascondendo una verità che, visto il mistero nella quale è avvolta, ci fa capire che qualcuno ha omesso qualcosa di molto importante, senza dare giustizia al coraggio dei due inviati.

Leggi anche: Terremoto Taiwan, scossa di magnitudo 6.4. “Almeno 14 morti. Non c’è pericolo tsunami”


Iaria Alpi, giornalista, (Roma, 1961 – Mogadiscio, 20 marzo 1994)

Miran Hrovatin, fotoreporter  (Trieste, 1949 – Mogadiscio, 20 marzo 1994)

 

 

 

Leggi anche

Giallo di Foggia: ritrovato cadavere di donna carbonizzato
Cronaca

Giallo di Foggia: ritrovato cadavere di donna carbonizzato

Un vero orrore quello di Borgo Mezzanone, pochi chilometri da Foggia. E' stato ritrovato  il cadavere di una donna, quasi del tutto  carbonizzato.   La scoperta è di questa mattina intorno alle 7,30. Un ospite del Centro accoglienza si è accorto del cadavere che stava sotto ad un vigneto. L'uomo stava andando a piedi a lavoro come bracciante agricolo, ed ha subito avvisato i carabienieri. I carabinieri sul posto ha scoperto il cadavere, cadavere di una donna disteso per terra nel cuore della campagna, a più o meno 300 metri dall'uscita del Cara. La donna era seminuda e pare che Leggi tutto

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*