Ilva di Taranto, protesta a 60 metri di altezza. Disordini anche in Spagna e Grecia COMMENTA  

Ilva di Taranto, protesta a 60 metri di altezza. Disordini anche in Spagna e Grecia COMMENTA  

TARANTO – Continua la protesta dei lavoratori dell’Ilva. A Taranto nove operai dell’Ilva sono saliti sulla torre di smistamento dell’Altoforno 5, alto 60 metri, il più grande d’Europa, dove hanno trascorso la notte. I lavoratori, che hanno iniziato lo sciopero della fame, hanno imitato i loro colleghi dell’Alcoa di Portovesme per protestare contro la chiusura dello stabilimento a causa delle emissioni inquinanti. Uno degli operai, Giuseppe De Giorgio, ha chiarito, se mai ce ne fosse bisogno, la preoccupazione per il futuro di un intero stabilimento e dei suoi lavoratori : «Chiudere questo impianto significherebbe chiudere gran parte dello stabilimento. Chiediamo garanzie. I miei colleghi resteranno in cima fino a quando non avremo certezze». L’iniziativa, non organizzata dai sindacati dei metalmeccanici, è stata inutile perché il gip Patrizia Todisco ha bocciato l’intervento di risanamento.

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Il vento della protesta contro le misure di rigore volte a combattere la difficile congiuntura economica spira anche e soprattutto negli altri due paesi dove la crisi ed i provvedimenti  ad essa correlati hanno davvero fatto versare “lacrime e sangue”.

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Gli episodi più gravi sono avvenuti in Spagna, dove il bilancio degli scontri a Madrid tra manifestanti e forze di polizia è stato di 64 feriti, 16 dei quali sono stati ricoverati in ospedale, uno gravi condizioni. Gli indignados hanno cercato di penetrare la zona rossa e raggiungere il blindatissimo Parlamento, proprio mentre si teneva l’assemblea plenaria della Camera. incidenti si sono verificati nella regione basca e a Navarra, nel nord della Spagna, durante lo sciopero generale contro le riforme di austerity proposte dal governo di Mariano Rajoy.


In Grecia, altro paese in cui la crisi ha avuto drammatiche conseguenze sui cittadini, è stato proclamato uno sciopero generale di 24 ore che ha bloccato l’intero paese, volto a contestare i tagli al bilancio statale per 11,5 miliardi di euro per il biennio 2013-2014.

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