Palese, Immigrato lasciato privo di sensi fuori dal Cara

Bari

Palese, Immigrato lasciato privo di sensi fuori dal Cara

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Palese, Immigrato lasciato privo di sensi fuori dal Cara

Uomo lasciato incosciente all’aperto

Secondo il medico del Cara non era di sua competenza

Un brutto episodio si è verificato alle porte del Cara di Palese (periferia di Bari), dove è stato allertato il 118 per soccorrere un immigrato in forte stato di ubriachezza e privo di sensi. All’arrivo dell’ambulanza, gli operatori hanno trovato l’uomo disteso all’aperto, sotto una coperta, in zona limitrofa al centro e domandando del perchè si trovasse lì, il medico del Cara si sarebbe giustificato asserendo che l’uomo (un indiano) non sarebbe stato ospite della struttura e che per tanto non rientrava nelle sue competenze dargli un primo soccorso.

 

Voci provenienti dal centro smentirebbero il dottore, dicendo che l’uomo in realtà apparteneva eccome al Cara e che non si tratterebbe del primo caso simile verificatosi in quel di Palese. Ad ogni modo non pare una giustificazione plausibile quella del medico, poichè non è accettabile il lasciare alla propria sorte un altro essere umano in evidente stato di difficoltà, soprattutto per chi ha le competenze per salvare una vita.

Riportiamo di seguito il testo moderno del Giuramento di Ippocrate che riguarda ogni medico e che il protagonista di questa spiacevole situazione non ha evidentemente rispettato:

GIURO:

di esercitare la medicina in libertà e indipendenza di giudizio e di comportamento;

di perseguire come scopi esclusivi la difesa della vita, la tutela della salute fisica e psichica dell’uomo e il sollievo della sofferenza, cui ispirerò con responsabilità e costante impegno scientifico, culturale e sociale, ogni mio atto professionale;

di non compiere mai atti idonei a provocare deliberatamente la morte di un paziente;

di attenermi nella mia attività ai principi etici della solidarietà umana, contro i quali, nel rispetto della vita e della persona non utilizzerò mai le mie conoscenze;

di prestare la mia opera con diligenza, perizia e prudenza secondo scienza  ed osservando le norme deontologiche che regolano l’esercizio della medicina e quelle giuridiche che non risultino in contrasto con gli scopi della mia professione;

di affidare la mia reputazione esclusivamente alle mie capacità professionali ed alle mie doti morali;

di evitare, anche al di fuori dell’esercizio professionale, ogni atto e comportamento che possano ledere il prestigio e la dignità della professione;

di rispettare i colleghi anche in caso di contrasto di opinioni;

di curare tutti i miei pazienti con eguale scrupolo e impegno indipendentemente dai sentimenti che essi mi ispirano e prescindendo da ogni differenza di razza, religione, nazionalità, condizione sociale e ideologia politica;

di prestare assistenza d’urgenza a qualsiasi infermo che ne abbisogni e di mettermi, in caso di pubblica calamità, a disposizione dell’Autorità competente;

di rispettare e facilitare in ogni caso il diritto del malato alla libera scelta del suo medico tenuto conto che il rapporto tra medico e paziente è fondato sulla fiducia e in ogni caso sul reciproco rispetto;

di osservare il segreto su tutto ciò che mi è confidato, che vedo o che ho veduto, inteso o intuito nell’esercizio della mia professione o in ragione del mio stato.

 

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