É davvero un periodo d’oro per la Germania, sempre più signora incontrastata d’Europa. Lo stato guidato dalla Merkel non dovrà alcun risarcimento alle vittime italiane del nazismo. Lo sentenzia il tribunale internazionale dell’Aja che ha accolto il ricorso della Germania contro l’Italia stabilendo il blocco delle indennità alle vittime italiane dei crimini nazisti. Alla Repubblica federale di Germania, per quei crimini, è riconosciuta l’immunità. Secondo il tribunale, l’Itala è venuta meno ai suoi obblighi, consentendo che venissero intentate contro la Germania azioni civili basate su violazioni del diritto internazionale umanitario commesse dal Reich tra il 1943 ed il 1945. Insomma, la grande Germania si nasconde dietro l’immunità e nega un risarcimento sacrosanto a chi è stato vittima dei feroci crimini nazisti. Vero, le sentenze si rispettano e dal punto di vista strettamente legale la Germania è dalla parte della ragione. Ma se volessimo osservare la vicenda da un punto di vista morale? In tal caso la Germania della signora Merkel, sempre pronta a salire sul pulpito per darci “lezioni di vita”, ha perso una grande occasione per fare un briciolo di giustizia (che sia inteso, paragonato ai crimini nazisti sarebbe una misera goccia nel mare) nei confronti di chi è stato barbaramente ucciso in nome di una presunta superiorità. Forse un po’ di quella presunzione di superiorità è ancora presente nei tedeschi. Il contenzioso tra i due paesi ebbe inizio dopo la sentenza della cassazione del 2008 che riconosceva la Germania responsabile e mandante del massacro compiuto dai soldati tedeschi nei paesi di
Civitella, Cornia e San Pancrazio. Quel giorno, il 29 giugno del 1944, furono uccisi 203 civili disarmati. Un dato che evidentemente poco importa a
Guido Westerwelle, ministro degli esteri che commenta così la sentenza: ”Un giudizio importante per la Germania e l’intera comunità internazionale”. Sa di presa in giro, poi, quando lo stesso ministro afferma che la sofferenza delle vittime è già pienamente riconosciuta dal governo tedesco. Insomma,
Westerwelle sostanzialmente invita le vittime e tutto il popolo italiano ad accontentarsi di una pacca sulle spalle e un “ci dispiace”.