Impalata a morte: significato

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Impalata a morte: significato

impalamento

L'impalamento è un metodo di tortura e di condanna a morte molto usato nella storia. Vediamo come si eseguiva e chi ne ha fatto uso.

La pratica dell’impalamento è una delle morti peggiori sotto tortura. Veniva usata anticamente per i crimini contro lo Stato o il Re e consiste del prendere la vittima e infilzarla con un palo, in genere per il perineo (ciò che sta intorno al sedere e le parti intime) o per la testa (nel caso fosse mozzata, come si racconta per Vlad l’Impalatore) e sollevarlo perpendicolarmente al terreno. Se l’impalatore era particolarmente bravo, riusciva ad infilare il palo senza ledere gli organi interni, facendo così soffrire enormemente la vittima senza ucciderla. Era possibile che l’impalato vivesse anche 6 giorni.

Come avveniva l’impalamento

L’impalamento è un metodo di esecuzione molto cruento. Il condannato a morte veniva spogliato completamente e obbligato a sdraiarsi a pancia in giù. Gli aiutanti del boia gli legavano le mani dietro la schiena e assicuravano delle corde alle caviglie per permettere la divaricazione delle gambe. A questo punto veniva preparato il palo di legno che era largo alla base e sottile all’estremità, rivestito con una punta metallica.

Per facilitare la penetrazione, la punta veniva spalmata con olio o grasso animale. Il lungo legno veniva appoggiato su due cilindri che servivano da rulli per farlo scorrere nell’ano, nella vagina o in una parte bassa dell’addome. A questo punto il boia colpiva il legno con un pesante mazzuolo per farlo salire nel corpo del condannato fino ad uscire all’altezza delle guance. I due aiutanti del boia erano addetti a tirare le corde che regolavano l’ampiezza di apertura delle gambe in modo da tenere il corpo in posizione ferma, di modo da non ledere alcun organo fondamentale. L’obiettivo era quello di far sopravvivere il condannato più a lungo possibile per prolungare l’agonia. Una volta infilato il palo lungo tutto il corpo veniva issato in verticale e inserito in una buca scavata precedentemente. La lacerazione degli intestini provocava un dolore estremo al condannato che non poteva lamentarsi né urlare perché la poca aria che gli rimaneva nei polmoni gli serviva per sopravvivere.

A volte, per aumentarne la sofferenza, il condannato veniva cosparso di miele, per attirare insetti sul suo corpo e condannarlo a delle fastidiose punture che lo avrebbero provocato ancora più dolore.

L’impalamento non era solo longitudinale, infatti il palo poteva anche essere infilato nella parte anteriore del corpo per farlo uscire nella parte posteriore e viceversa. Un esempio di questo metodo è quello usato nel Sacro Romano Impero per punire le madri accusate di infanticidio. Nell’Ungheria del XVII secolo una donna viene messa in una buca scavata nel terreno, inchiodandole i piedi e le mani per non farla muovere. Dopodiché venne ricoperta di terra, lasciando libera la testa e il boia le piantò un palo con la punta di metallo incandescente direttamente nel cuore.

Impalamento nella storia

L’impalamento è stato introdotto dai tartari e dai turchi ed è stato molto usato al posto della decapitazione dai principi rumeni. Il taglio della testa, era solitamente un privilegio riservato ai boiardi mentre l’impiccagione veniva riservata ai borghesi.

Alcune fonti storiche sostengono che i primi ad usare l’impalamento fossero stati gli antichi Egizi. Secondo gli atti di un processo ad un operaio che era accusato di furto all’interno di una tomba di un faraone nella Valle dei Re. Una volta impalato il condannato veniva lasciato sul terreno per essere divorato dagli animali e fatto sparire dagli agenti decompositori. Si ipotizza che già nell’Antica Persia si faceva uso dell’impalamento per infliggere una pena capitale a un condannato. Ciò è testimoniato da resti di statue e intagli ritrovati dagli archeologi. Lo scrittore greco Erodoto scrisse che Dario I di Persia impalò 3 mila babilonesi quando conquistò Babilonia.

Vlad III di Valacchia è storicamente il più noto utilizzatore di questa pratica e aveva un modo tutto suo per torturare i nemici. Nel XV secolo, riservava una morte differente in base al ceto delle sue vittime. I ricchi venivano impalati con un palo più alto d’argento mentre i mercanti (particolarmente odiati da Vlad) venivano impalati su pali creati apposta per aumentarne l’agonia.

Impalata a morte è anche una donna che veniva sorpresa nell’atto di adulterio, precisamente davanti a casa. Inoltre gli piaceva vedere soffrire le proprie vittime e per questo, dopo aver cosparso di miele i corpi per attrarre gli insetti, banchettava davanti a loro con vino rosso. Questi gusti sanguinari sono stati d’ispirazione per lo scrittore irlandese Stoker che ha creato il personaggio del Conte Dracula, diventato famoso in tutto il mondo.

Anche durante il XX secolo abbiamo casi dell’uso dell’impalamento come pena capitale. Durante il genocidio Armeno da parte dell’Impero Ottomano c’è stata una donna superstite che ha lasciato uan testimonianza preziosa. Si tratta di Autora Mardiganian che ha descritto la sorte di 16 donne armene, prima violentate e poi fatte sedere su dei pali appuntiti che entrarono direttamente nella vagina.

Strumenti di tortura

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