In attesa di una nuova storia dell’avvocato-scrittore

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In attesa di una nuova storia dell’avvocato-scrittore

Il milanese avvocato Armando Cillario ha da poco compiuto i suoi 90 anni; si dedica con meno impegno alla carriera forense, ma predilige sempre di più la carriera di scrittore. Nel 2010 per Mursia ha pubblicato “Delitti e castighi“, una vicenda in Corte d’Assise, cronaca romanzata di qualche caso da lui trattato come difensore. Nel 2006 dal “Caso Gargano” hanno fatto un film; poi ancora ha scritto ” Signor Giudice chiuda un occhio” e ancora ” Parola di Benito“. Insomma, tutti romanzi che si sono ispirati a fatti realmente accaduti conosciuti nei minimi dettagli da Cillario che li ha seguiti in qualità di difensore di una delle parti. Il suo modo di scrivere si articola tra dramma e commedia; episodi incredibili, come il distinto signore che, tenuto il cadavere della madre per 20 anni nell’armadio mummificandolo con una tecnica speciale, vuole fare il funerale quattro lustri dopo a meno che si trovi un compratore (sembra che le mummie siano molto richieste). Ovviamente per Cillario anche il più colpevole è innocente o comunque costretto dal fato a fare quel che fa.

Sul versante magistrati, la storia più insolita, quella di un giudice amante della caccia grossa che va all’idroscalo per sparare da lontano e finisce per mirare alle auto in sosta. Che dire, come nella migliore commedia all’italiana, i personaggi dei racconti di Cillario sembrano muoversi su un palcoscenico. Solo che il palcoscenio questa volta è la vita vera.

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