In Italia nuovo record di senza lavoro, mentre gli imprenditori vogliono licenziamenti più facili - Notizie.it
In Italia nuovo record di senza lavoro, mentre gli imprenditori vogliono licenziamenti più facili
Economia

In Italia nuovo record di senza lavoro, mentre gli imprenditori vogliono licenziamenti più facili

Elsa Fornero
Elsa Fornero

Mentre continua la discussione intorno alla riforma del mercato del lavoro, arrivano nuovi dati che dovrebbero spingere le parti sociali ad attivarsi con onestà intellettuale e a lasciare da parte sterili ideologismi per interrogarsi sul modo migliore al fine di sanare una situazione che non va. Mentre infatti in Germania, la disoccupazione è ai minimi da venti anni a questa parte (al 6,7%), in Italia essa continua a salire, raggiungendo livelli record. Nel dicembre dello scorso anno, infatti, il tasso di disoccupazione è salito all’8,9% in aumento di 0,1 punti percentuali rispetto a novembre e di 0,8 punti percentuali su base annua con una crescita, quindi, del 10,9%. Questi dati, sono ben oltre quelli previsti dagli analisti, che stimavano un tasso al 8,7%. Si tratta del dato più alto dal gennaio 2004, anno d’inizio delle serie storiche mensili dell’Istat. Se si prendono in considerazione le serie storiche trimestrali, invece, per ritrovare un tasso di disoccupazione così alto bisogna tornare addirittura al terzo trimestre del 2001.

Il numero di senza lavoro in Italia ha raggiunto quota 2 milioni e 243mila persone: si tratta di 1,243 milioni di maschi e un milione di donne. Dato che l’Italia, non è un paese per giovani, ma questo ormai lo si sapeva da un bel pezzo. proprio questa categoria è quella che paga il prezzo più alto: uno su tre di quanti partecipano attivamente al mercato del lavoro, è infatti senza impiego con un tasso di disoccupazione al 31%, in calo di 0,2 punti base rispetto a novembre, ma in salita di 3 punti su base annua.
In un quadro così fosco, sembra abbastanza lunare la discussione sul modo di licenziare i lavoratori, quando invece la domanda da porre sul tavolo della trattativa sarebbe quella concernente il modo di creare lavoro. E, per chi rimane senza, approntare percorsi formativi che possano creare condizioni ideali per trovare una occupazione, pensando a forme di sostegno al reddito che gli consentano comunque di essere cittadino a tutti gli effetti, compresa la capacità di consumo che altrimenti si azzera, trasformando i disoccupati in una vera zavorra per il sistema Italia.

Perché in questo modo, si sottraggono milioni e milioni di cittadini alla platea di potenziali consumatori, con danni incalcolabili ad un sistema produttivo che non può pensare di vendere i surplus produttivi di cui si parla tanto, solo all’estero. Il raffronto tra Germania e Italia, del resto è impietoso: in Germania, chi non ha lavoro è comunque in grado di consumare, per effetto di un welfare che sostiene i cittadini in difficoltà, da noi il welfare è praticamente inesistente. Nel caso tedesco, il sistema produttivo lavora per una platea di cittadini che non vede esclusioni, da noi le aziende si vedono ridurre la stessa al primo segno di crisi, innestando una spirale perversa che si nutre delle disfunzioni di sistema. Continuare a discutere di come rendere facili i licenziamenti non ha senso, se al contempo non si affronta l’altro corno del problema, quello del welfare. Ma visto il modo in cui procede la discussione, si può essere quasi certi che, come al solito, si parlerà di altre cose.

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