In tilt dopo un attacco informatico il sito del carcere di torino

Torino

In tilt dopo un attacco informatico il sito del carcere di torino

Ieri il sito del carcere Lorusso Cotugno è stato violato da un hacker. La motivazione viene spiegata  in un comunicato, in cui qualcuno dice di essere indignato per il trattamento subito dai No Tav arrestati.

 Si attacca chi vuole dividere il movimento, di cui si ribadisce l’unità.

Il tutto firmato con un marchio di tendenza, “Anonymous”, il nome con cui si identificano i virtuosi della rete, eroi senza macchia che hanno abbattuto le difese di banche, aziende e dell’FBI.

E’ davvero Anonymous che si cela dietro l’attacco?

Forse. Basta chiarire cosa si intende per Anonymous.

Se intendiamo un movimento di portata mondiale che combatte per la libertà della rete, no, non è stato Anonymous.

Se si intende l’amico dei detenuti, lo stesso che ha scritto “acab”, “liberi tutti” o “quando i muri son puliti il popolo tace” sulle colonne di Via Po, sì.

Ma non stiamo parlando che di un misero minuscolo frammento del movimento in gran parte pacifico che è il No Tav.

Attaccare un sito internet, scrivere sui muri, assaltare un cantiere, non sono atti pacifici. Non bisogna confondere gli autori di questi reati con il grosso del gruppo.

Nel comunicato si legge: “volete provare a dividere un movimento unito”. Sbagliato. Quello che vuole chi appoggia i No Tav, o chi li appoggerebbe se non vi fossero all’interno frange violente, è che questi writers, hackers ecc, vengano messi da parte.

Un torinese non può essere d’accordo con gente violenta che entra nella sua città e la deturpa. Può essere d’accordo, e manifestare insieme, e votare insieme, con quelle migliaia di persone che da 20 anni si battono senza alzare un dito su nessuno.

 

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