Inanellamento: un’estate nella natura COMMENTA  

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Si sente spesso parlare di Birdwatching, ma pochi conoscono la pratica dell’Inanellamento a scopo scientifico. Quest’ultimo consente di studiare gli uccelli sotto ogni aspetto della loro vita. Semplicemente, una volta catturati gli animali, con mist -nets (reti foschia) per i più piccoli e trappole per i rapaci, gli si pone un anello alla zampa destra che identificherà un singolo individuo per tutta la sua vita. Il contrassegno non crea disagio all’uccello, non più di un orologio da polso per gli esseri umani. Grazie all’aiuto di inanellatori provenienti da ogni parte del mondo, conosciamo numerose rotte migratorie e gli effetti dell’uomo sull’ambiente. Fondamentale anche per capire come gestire al meglio la stagione venatoria. In Italia è l’ISPRA a coordinare le varie stazioni presenti sul territorio. Ecco qualche notizia curiosa sui record degli uccelli: l’uccello selvatico più vecchio mai registrato è una Berta minore, catturata su una piccola isola al largo del Galles settentrionale nel 1957 già adulta e avvistata l’ultima volta nel 2002; probabilmente aveva cinquantadue anni. Il primato del viaggio più lungo spetta ad una Sterna comune, inanellata come pulcino nella Svezia Centrale e trovata morta in Nuova Zelanda; potrebbe aver viaggiato per 25 000 km. Il viaggio più rapido è di una Rondine europea, che ha volato in ventisette giorni dal Sudafrica al Regno Unito.

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L’aspetto migliore dell’attività è che tutti possono partecipare. Cercate la stazione di inanellamento più vicina: potete diventare collaboratori e aiutare il coordinatore, oppure semplicemente dare un’occhiata; i bambini adorano osservare gli animali da vicino e possono imparare davvero molto. Segnalate un uccello inanellato che trovate, anche morto, all’Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica, via Cà Fornacetta 9, 40064 Ozzano Emilia (BO), telefono 0516512111.

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Vanessa Zavanella

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