Inaugurata nel coro della Maddalena ad Alba la mostra fotografica: “Pathos e luce”

Torino

Inaugurata nel coro della Maddalena ad Alba la mostra fotografica: “Pathos e luce”

Alba – Fino a domenica 9 giugno è aperta nel coro della Maddalena la mostra fotografica “Pathos e luce”. Gli scatti sono di Antonino Russo, anestesista, le didascalie sono curate da Maurizio Grippi, ortopedico.
Il lavoro continuo in sala operatoria mette naturalmente l’autore davanti a un mondo dove il lavoro manuale dei chirurghi, la bellezza dei movimenti, la coordinazione di più persone attente sul paziente fa scattare l’idea di immortalare in maniera poetica quei gesti.
Le immagini sono ammorbidite e epurate dalla rudezza della realtà e rese più adatte a un pubblico “non abituato”.
Il titolo descrive un mondo dove la sofferenza, il dolore si fondono con la luce delle scialitiche metafora di speranza.

Dal 1 al 9 giugno nel coro della Maddalena di Alba
Dalle 15 alle 18.30 – lunedì chiuso
Sabato e domenica 10-12.30 e 15-19

Pathos e Luce… a forza emotiva che da sofferenza diventa luce, diventa lampo di rinascita, bagliore innaturale fissato dal vitreo obiettivo del fotografo a rivelarsi, quale refluire del sangue, quale linfa nuovamente vitale…
Non turpe atto chirurgico, ma vivifico gesto di rinascita…
Ninni Russo, anch’esso medico, fa uso di innesti disciplinari che gli consentono di forzare la natura delle immagini più crude ed apparentemente crudeli, per dar forma invece all’immaginazione ed alla partecipazione emotiva dello spettatore.
Alchemico inventore, addizionando e sottraendo luci ed ombre, colori e contrasti, trasforma gesti quotidiani e ripetitivi, in atti magici fermati dal rapido e sapiente scatto e sospesi in un ambiente senza sfondo e in un mondo senza tempo…
Laddove l’ombra diventa luce e la malattia ritorna vita, laddove l’ordito materico da’ forma ad immagini vibranti, dove le mani sono simbolo di forza tagliente e sapiente, di gesti decisi, apparentemente brutali, mani che profanano il corpo, che divaricano, che suturano e che guariscono dopo aver violato finanche l’anima… Dove l’esaltazione della “chiros”, diventa metafora e simbolo di rinascita…
La fotografia come gesto pittorico, come il tratto preciso e tagliente di un algido bisturi.

Fotografie ruvide, scomode, che descrivono la sala operatoria come crogiuolo del mito della vita.
Gli scatti vivificano la materia dandole significato e forma, anima e sensibilità. La sala operatoria, fredda e asettica, esce dalla composizione come un palcoscenico occulto, come un invisibile ventre femminile nel quale quegli inquietanti volti mascherati e quelle fredde e anonime mani guantate, creano una rappresentazione della vita.
Il chiaroscuro si dipinge di rubizzo dove il sangue fluisce a risanare e a cancellare il nero della sofferenza. La traccia cromatica evidenzia la via della salvezza. Da contrasti duri e incisivi si generano immagini poetiche , a ricordare in qualche caso pitture rinascimentali.
L’eterna lotta fra il bene e il male, lucida scenografia, dove il Buio diventa Luce…

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*