Inchiesta Dirty Soccer: 17 nuovi arresti

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Inchiesta Dirty Soccer: 17 nuovi arresti

Prosegue l’attività degli inquirenti nell’ambito dell’inchiesta sul calcio scommesse, denominata ‘Dirty Soccer’.

Sono 17 le misure cautelari (fra custodia in carcere e arresti domiciliari) disposte dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Catanzaro, alcune delle quali a carico di persone già coinvolte all’inizio nell’inchiesta, quando la Direzione Distrettuale Antimafia aveva emesso 50 provvedimenti di fermo e 70 nomi erano finiti nel registro degli indagati (calciatori, ex calciatori, dirigenti e tesserati o ex tesserati di società calcistiche minori ritenuti a vario titolo coinvolti in un sistema per il quale il reato ipotizzato era ed è quello di associazione a delinquere finalizzata alla frode sportiva).

Di particolare importanza è stata, in questi giorni, l’analisi delle intercettazioni da parte della magistratura calabrese, attività in merito alla quale il Capo della Squadra Mobile di Catanzaro, Rodolfo Ruperti, si è espresso con grande franchezza: “siamo rimasti nauseati per quello che abbiamo intercettato.

Non c’è stato un telefono, tra quelli sotto controllo, in cui non si parlava di alterare o truccare partite. Se ne parlava in continuazione, in alcuni casi anche solo per millantare».

Parole che definiscono bene l’estensione del sistema sotto inchiesta.

Intanto, l’avvocato Renato Borzone, legale del presidente del Teramo, squadra neo promossa in serie B al centro delle cronache degli ultimi giorni per una presunta combine nel match decisivo contro il Savona, ha dichiarato che, “dai primi atti” da lui analizzati, emergerebbe “un profilo di totale estraneità” del suo assistito.

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